Pagine

giovedì 18 luglio 2013

La compagnia delle opere o l'Armata Brancaleone?


Tornano alla ribalta le "grandi opere" della giunta Pili. Come al solito, però, si affrontano i problemi curando il sintomo e non la causa. Un'accurata progettazione attraverso la stesura del piano del traffico, seguendo i dettami dei documenti sottoscritti anche dal nostro comune in sede di area vasta, attraverso il piano della mobilità contenuto nel Piano Strategico Intercomunale, sarebbe stato un passo auspicabile che la nostra amministrazione avrebbe dovuto fare domani mattina. Invece ieri sera si è deciso di fare l'ennesimo passo indietro a discapito della Piazza Pertini. Le sue dimensioni verranno drasticamente ridotte, col favore anche di buona parte della popolazione probabilmente, che chiede più sicurezza e più fluidità veicolare. Durante la settimana della mobilità che di recente proprio l'amministrazione guidata da Pili ha organizzato, sembrava che il professor Italo Meloni fosse stato effettivamente incaricato di preparare un piano organico di gestione del traffico. A quanto pare è stato solo fumo negli occhi?

Di seguito quello che scrissi sull'argomento tre anni fa.
(Articolo pubblicato il 04/09/2010 su L'Occhio del Cittadino OnLine).

Il dado è tratto. Il 3 agosto 2010 alle ore 12,40 la Giunta comunale si è riunita e ha deliberato il primo atto per la costruzione della rotonda tra via Monserrato, via Tripoli e via Bologna, decretando di fatto la cancellazione della piazzetta intitolata allo storico presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Il traffico sarà piu sicuro e la viabilità più scorrevole secondo il Sindaco Aldo Pili. Un punto nevralgico e pericoloso lo snodo all'ingresso del paese dopo la Cooperativa Dedalo, davanti alla via Bologna. 100 mila euro di spesa per realizzare la rotonda progettata dall'ingegner Cabiddu di Villanova Strisaili. A lasciare un po' perplessi sono però le dichiarazioni del primo cittadino sestese, quando gli viene chiesto che fine faranno gli alberi. “Lo spazio verde -ha dichiarato- sarà fruibile al centro della rotonda”. Certo, è davvero impensabile immaginare la rotonda piena di bambini che giocano a palla e corrono respirando l'aria pura del paese. Stupisce e incuriosisce anche l'aspetto a carattere d'urgenza dell'opera, che invece denota scarsa lungimiranza e carenza di programmazione in materia di viabilità, impiegando risorse per tamponare delle falle e non per affrontare il problema del traffico in maniera organica. Durante la campagna elettorale per le amministrative di maggio il centro sinistra capeggiato da Aldo Pili, puntò sulle opere pubbliche realizzate e da realizzare. "Sono state recuperate e abbellite tutte le piazze del paese negli ultimi cinque anni di legislatura" affermava Pili. Bene, dopo i 5 anni trascorsi a migliorare e abbellire tutte le piazze del paese, arrivano i 5 anni per eliminarle.

                                                                                                                                                 Fabio Usala
                                                 

martedì 5 marzo 2013

ULTIMO TRENO PER LA ZONA FRANCA FISCALE IN SARDEGNA.

(Dal numero 1/2 Gennaio-Febbraio 2013 de L'Occhio del cittadino, mensile di informazione sestese)

Il 7 febbraio del 2012 la Giunta Regionale guidata da Ugo Cappellacci ha deliberato per “l’attivazione di un regime doganale di zona franca esteso a tutto il territorio regionale con perimetrazione coincidente con i confini naturali dell’Isola di Sardegna e delle sue isole minori”. Questo basterebbe a fare entrare nella storia di tutti i sardi questa data. Ma i motivi per essere ricordata diventano addirittura due, perché il Presidente della Regione e la sua maggioranza, che ricordiamolo è formata anche dal Partito Sardo d’Azione e dal partito dei Riformatori Sardi, hanno dimenticato di raccontare la verità sul processo di partecipazione dal basso che ha portato a quella delibera e perdipiù hanno deciso di non invitare il vero protagonista degli eventi alla conferenza stampa che annunciava il fatto e cioè il popolo sardo. Ancora una volta la politica avrebbe voluto i meriti di una cosa che neanche ha mai dimostrato di voler fare. L’incontro svoltosi a Sestu venerdì 8 febbraio organizzato dal Movimento Artigiani e Commercianti Liberi, ha dato una perfetta spiegazione dei fatti, svelando i soliti retroscena della politica arrivista guidata da Roma, sostenuta purtroppo anche da partiti che sfoggiano la loro sardità in Consiglio regionale come i riformatori e i sardisti appunto. All’incontro, moderato da Gianluca Argiolas, hanno partecipato l’avvocato Francesco Scifo, la dottoressa Maria Rosaria Randaccio, dirigente in pensione dell’Intendenza di Finanza, Giuseppe Marini e Giuseppe Carboni, capolista alla camera nella lista Soberania. Durante il convegno è stato sottolineato in maniera decisa come il Movimento Artigiani e Commercianti Liberi abbia a Sestu il suo nucleo più forte e la sua sede. Tre sestesi poi, Sandro Piga, Benedetto Soru e Carletto Ledda sono tra i firmatari della diffida inviata dall'avvocato Scifo alla Regione, all'Autorità Portuale di Cagliari e al Comune di Cagliari, per la parte di loro competenza, a causa della carenza negli atti amministrativi che servirebbero ad avviare l'attivazione della zona franca causando un grave danno economico alla Sardegna (fra gli oltre duecento comuni che hanno deliberato in attesa dei dovuti atti da parte della Regione sarda, capolista Portoscuso, non figura il comune di Cagliari, mentre il comune di Sestu con la delibera 74 del 24 novembre 2011 ha manifestato la sua volontà a favore dell'istituzione dell'extra-territorialità doganale). E' importante sottolineare, e questo è stato fatto benissimo da Giuseppe Carboni e Giuseppe Marini durante il convegno, che la Regione sia stata costretta a manifestare la volontà di istituire la zona franca presso l'Unione Europea, da un blitz dei commercianti, unico nella storia della Sardegna, nell'ufficio di presidenza presieduto da Cappellacci, perchè già da tempo rifiutava di riceverli. L'ennesimo rifiuto all'incontro promesso al Movimento, ha costretto un cambio di strategia. L'ufficio è stato occupato e alcune persone hanno addirittura passato la notte al suo interno, fino a che non si è giunti all'incontro col Presidente. E' stato stilato un documento, che a giorni dovrebbe essere inviato a Bruxelles per fare in modo che la Sardegna venga inserita tra le zone franche del regolamento doganale europeo. “Se Cappellacci dovesse mancare anche stavolta all'appuntamento con la storia” sottolinea Carboni “ci prenderemo comunque quello che ci spetta”. Tutto questo deve avvenire per forza entro il termine perentorio del 24 giugno 2013, data in cui la legge europea supererà l'articolo 87 della costituzione come competenza, articolo che stabilisce il diritto della Sardegna ad essere zona franca fiscale, così come la legge costituzionale 26 febbraio 1948 che ha approvato lo statuto speciale per la Sardegna e l'importante decreto legislativo numero 75 del 1998, che raccoglie le norme di attuazione per l'istituzione di zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in tutti gli altri porti o aree a loro funzionalmente collegati. Da questo si evince che la latitanza della politica ad un fondamento per lo sviluppo della nostra terra è ormai pluridecennale, dal 1948, anno in cui nel nostro statuto venne scritto che avere la zona franca era ed è un nostro diritto. Latitanza verso semplici atti amministrativi per affermare cose già scritte da tempo. Si evince anche che la forza del popolo attraverso i movimenti ed attraverso la spinta delle amministrazioni comunali, le istituzioni più vicine ai cittadini, sia stata la vera promotrice di questa, si spera, svolta epocale. Il popolo sardo sarà protagonista del suo cambiamento e non i partiti, che rappresentano una caricatura della realtà. Anzi, la vera guerra sarà da combattere dopo che la zona franca sarà eventualmente istituita. Il suo controllo sarà affidato ad una commissione, dalla quale a quanto pare si vorrebbe già escludere la rappresentanza popolare. Il Movimento si sta battendo da subito per fare in modo che un suo rappresentante venga inserito. L'intervento della dottoressa Randaccio ha fatto un lungo escursus, sul percorso che da oltre un anno la vede impegnata per fare in modo che la zona franca diventi una realtà concreta. I cittadini intervenuti numerosi nell'aula consiliare di via Scipione, hanno riconosciuto l'impegno della dottoressa sottolineandolo più volte con lunghi applausi e tanto calore nei suoi confronti alla fine del convegno. La dottoressa ha inoltre illustrato alcuni dei vantaggi che la zona franca porterebbe al territorio isolano: dalla diminuzione o completa eliminazione di imposte come l'iva, alla riduzione delle accise sul carburante, con ricadute evidenti sui consumi e sull'occupazione, parlando dell'esempio delle città italiane di Livigno e Campione d'Italia, le uniche zone franche italiane inserite nel regolamento doganale europeo. La Sardegna potrebbe potenzialmente divenire la meta più ambita di molti investitori nel Mediterraneo. La tutela per i sardi verrebbe dal fatto che le società dovranno essere partecipate da almeno un sardo che dovrebbe detenere non meno del 51 per cento della proprietà. Importante per rovesciare il nostro status di sottoposti sempre e comunque.

venerdì 22 febbraio 2013

VERDE URBANO E DINTORNI.

(Dal numero 1/2 Gennaio-Febbraio 2013 de L'Occhio del cittadino, mensile di informazione sestese)


Dando una rapida occhiata sui social network (Facebook ad esempio), ci si può accorgere delle perplessità e della preoccupazione che ha sollevato in molti cittadini il taglio di numerosi alberi in diverse vie di Sestu. Via Cagliari, via Costituzione, via Gorizia, via Dante e via Giulio Cesare. Sono solo alcuni atti della strage silente di opere decennali della natura che si sta compiendo. Secondo il parere dell'amministrazione è invece in corso da diversi anni un'opera di manutenzione straordinaria delle alberature, chiamata Piano esecutivo d'intervento, finanziato con 20.000 euro e contenuto in una deliberazione della giunta comunale (237 del 21/12/12). Il piano, come indica la delibera, consisterebbe in un mero ripristino che non determina incremento di valore delle aree verdi. L'assessore ai lavori pubblici Antonio Piras durante la seduta del consiglio comunale in cui si fa la ricognizione sull'operato della giunta, espone la posizione della maggioranza di centro-sinistra. A Sestu in fatto di aiuole e giardini non mancherebbe proprio niente e anzi, tanto la giunta ha fatto per migliorare le carenze, concimando, potando e ripulendo dove era sporco, tutto in linea con il Piano d'intervento succitato. Come già scritto però, l'impressione di tanti cittadini è che in certe situazioni sia mancata la giusta sensibilità per difendere parecchi alberi dalla definitiva scomparsa. Fa dunque piacere che la giunta abbia invitato la popolazione, scuole dell’infanzia in testa, ad un evento che prevede la piantumazione, in via Piave lungo l’argine del fiume,  di 200 alberi donati gentilmente dal corpo forestale. Auspichiamo che non vada a finire come nel marzo del 2009, quando con un’identica manifestazione tenutasi a Cortexandra, tanti bambini imbracciarono la zappa per piantare degli alberi, che oggi, però, non esistono più per mancanza di cure. Lo spazio pubblico messo a disposizione al tempo, è ora gestito da un’azienda privata. Inoltre l’amministrazione dedicò diverse di queste piantumazioni ai nuovi nati di quel periodo, certificandolo con l’inviò di pergamene a diverse famiglie e augurando “Che un albero rigoglioso potesse effondere (produrre) tanti buoni frutti nel giardino della vita”. Stupisce quindi che diversi assessori e consiglieri comunali non siano neanche al corrente del fatto che l'articolo 85 del regolamento edilizio allegato al Piano urbanistico comunale contenga il "Regolamento del verde urbano e territoriale", probabilmente copiato e incollato da altri già esistenti, senza fare delle effettive valutazioni sul territorio,  ma nonostante tutto inserito in strumento normativo da rispettare. Le finalità del regolamento comprendono"Le norme generali per la razionale, efficace ed economica tutela e conservazione del verde presente sul territorio comunale e per la coerente progettazione di nuove realizzazioni". Quindi per le finalità del Piano d'intervento inserito nella delibera 237, la giunta, dovrebbe far rispettare le norme generali dettate dal regolamento sul verde. La cura dei giardini nel 2011 è costata circa 160 mila euro. I servizi  vengono affidati a cooperative sociali di tipo B, come la Se.Se, che ad esempio per il mese di novembre 2012 per la "manutenzione ordinaria" ha incassato poco più di 12.000 euro come indica la determina 2284 del responsabile del servizio il geometra Spanu. Tanti soldi per mantenere degli spazi che il più delle volte non sono fruibili perchè sporchi, pericolosi e addirittura vertono in uno stato di totale degrado come il giardino di Piazza della Libertà lungo la via Cagliari, in balia di giovani vandali. Si spera che il prossimo affidamento del servizio di manutenzione del verde per il triennio 2012/2013/2014 rappresenti una miglioria e garantisca trasparenza negli interventi svolti, visto che rappresenta una grossa opportunità economica per chi se lo aggiudica. Tra l’altro il vice sindaco Sergio Cardia è presidente di un’associazione di cooperative (Agci), questo potrebbe essere un’ulteriore garanzia per la sua esperienza, ma anche una possibile fonte di conflitto d’interessi, nonostante lui stesso respinga al mittente questa critica.  Certo chi effettua materialmente i lavori probabilmente non ha colpa di certe carenze, ma dando uno sguardo al parco di via Fiume pare che il lavoro venga lasciato a metà. Gran parte delle siepi sono secche, gli sfalci delle potature sono disseminati un pò dappertutto e i rifiuti vengono accatastati all'ingresso e vengono raccolti in buste nere, il cui utilizzo dovrebbe essere vietato. Quindi i soldi che si spendono forse sono troppo pochi per riuscire a garantire un bell'aspetto dei nostri giardini oppure serve un coordinamento migliore del lavoro dei soggetti incaricati dal comune, anche perchè nelle determine che autorizzano i pagamenti, il responsabile sottoscrive che è stato controllato l'effettivo svolgimento del lavoro a regola d'arte. Manca anche una sorveglianza che garantisca la sicurezza all’interno della struttura, perché gruppi di giovani sono liberi di lanciarsi le pietre o di tenere i cani liberi mentre i bambini giocano e se una mamma prova a lamentarsi, come è successo in passato, viene minacciata. Si potrebbe quindi pensare sia una fortuna che le previsioni di crescita di Sestu inserite nel Puc abbiano fallito il tiro, così si risparmia ad un territorio carente di servizi un ulteriore sacrificio, anche se le promesse erano altre. Sviluppo, integrazione, servizi, ecc.  Secondo quanto previsto dai tecnici in sede di stesura del Puc, Sestu oggi avrebbe dovuto avere 22.202 abitanti. Molti di più rispetto ai dati effettivi a giugno del 2012, i residenti infatti si fermano a 20.273 e a dicembre del 2011 erano 20.229, in sei mesi circa 60 abitanti abitanti in più. Il trend di crescita indicato dalla relazione allegata al Puc è di 900 abitanti in più all'anno circa. Nel 2010 e nel 2011 si è registrato un aumento di circa 300 abitanti, nel 2012, probabilmente si scoprirà che non si saranno superati i 100 abitanti in più. Il capitolo di bilancio per entrate da Buccalossi per le zone attestate lungo la ex-131 ha avuto accertamenti inferiori per circa 320.000 euro, nonostante le entrate per il centro abitato abbiano avuto un accertamento di poco superiore alla previsione. Puntando tutto sulla crescita e sull'espansione edilizia in un periodo di forte rallentamento del settore, che stenta a vendere l’esistente e che obbliga le famiglie italiane a spendere più di tutti in Europa per acquistare casa, si sta forse seguendo un modello di scelte urbanistiche  che sta scomparendo, anche perchè gli studi ci dicono che la Sardegna perderà circa 500.000 abitanti nei prossimi decenni e gli abitanti con ogni probabilità si concentreranno attorno a Cagliari e Olbia, che diventeranno le due macro-aree di riferimento. Niente è stato fatto ad esempio per i canoni d’affitto popolari, vista anche la vicinanza del centro universitario di Monserrato. Importante sottolineare poi , che il comune di Sestu insieme ad altri 18 comuni ha sottoscritto il piano strategico per l'area vasta, un interessantissimo documento di programmazione territoriale, che critica in maniera convinta la dispersione urbanistica e cioè la crescita delle città nelle campagne in maniera speculativa. Questo perchè si aumentano i cosiddetti costi sociali. A Sestu forse in parte è successo con la tassa sui rifiuti. Curioso quindi che in sede provinciale si sottoscrivano questi documenti, mentre in sede comunale, magari per fare un favore a qualcuno si prevedono delle zone di espansione estremamente estese ed anche in zone inondabili, vedi la lottizzazione sul rio Su Pardu del gruppo Gieffe, caricando talvolta di costi insostenibili dei cittadini che saranno magari costretti a liberarsi delle terre per pochi soldi visto il periodo di deficit del mercato immobiliare. La parentesi sull'edilizia è doverosa, quando si parla di verde, anche perchè talvolta si cerca di far passare delle cementificazioni come dei parchi. A Cagliari la giunta battezza "parco" un parcheggio da 300 posti auto nel centro cittadino, solo perchè si realizza un prato e si piantano due alberi. Gli amministratori sestesi hanno dimostrato di avere a cuore la cementificazione e si sono disinteressati della cura del nostro territorio. Il caso "Corte del Sole" ha portato addirittura la magistratura dentro l'ufficio tecnico comunale per presunti illeciti sulle concessioni edilizie. Anche il piano per l'area vasta sottolinea che manchi un vero e proprio governo del territorio, le amministrazioni comunali arrancano e improvvisano per risolvere i problemi, che ormai sono strutturali. Oltretutto, avere degli strumenti normativi e dimenticarsi di essi e ancora più svilente, visto che per realizzarli si spendono risorse pubbliche. Il regolamento sul verde urbano di cui si è dotato il comune di Sestu è stato dimenticato nonostante sia molto valido. Parla addirittura di orti urbani, una pratica consolidata in diversi comuni della Sardegna, che potrebbe sicuramente trovare applicazione anche a Sestu, magari sfruttando le aree pubbliche invase dalle erbacce. Il testo prevede anche la possibilità di stipulare delle convenzioni tra amministrazione e privati cittadini che hanno a cuore la valorizzazione del verde di quartiere per gestire spazi o realizzare interventi che hanno questo scopo. Ci sono diverse mamme che avrebbero particolare interesse a portare avanti simili iniziative, tutto dipende dalla capacità di chi guida il paese di riuscire a cogliere anche queste sensibilità della comunità, di cui loro stessi si son fatti promotori inconsapevoli con la stesura di questo regolamento. L'auspicio per evitare abbattimenti anche in futuro, è che i tecnici consultino questo regolamento quando andranno a progettare ad esempio marciapiedi o parcheggi, poichè in esso è contenuto l'avvertimento ad utilizzare solo determinate varietà arboree per evitare i sollevamenti dell'asfalto da parte delle radici. Se guardate poi il marciapiede nuovo di zecca di via Giulio Cesare giusto nel punto dove è stato abbattuto il grande pino, noterete che non è stato realizzato lo scivolo per i disabili e i passeggini, nonostante l'abbattimento sia stato eseguito proprio per garantire loro il passaggio. Il regolamento parla anche delle regole da rispettare dentro i parchi. Ad esempio non entrarci fuori dagli orari stabiliti, non lasciare liberi i cani, non condurre veicoli di nessun tipo. Bene queste sono tutte pratiche svolte regolarmente nel nostro parco. Le domande son sempre le stesse. Perchè fare le regole se non si riesce a farle rispettare? L'amministrazione di un comune è diventata un'utopia. E non parlo di buona amministrazione, ma di semplice e pura conduzione dell'ordinario. Il pretesto del verde urbano può portarci a parlare di tante dinamiche amministrative e in ogni caso l'attività di governo risulterebbe insoddisfacente nella pratica, ma lungimirante ed operativa nei propositi. Basterebbero meno promesse inutili per accaparrarsi i voti e stabilire pochi punti importanti da realizzare nei cinque anni di governo ottenendo il massimo accordo possibile fra le parti politiche, giusto per rilanciare il territorio e renderlo anche più bello. Nel caso del verde urbano si potrebbe potenziare il regolamento esistente, ad esempio stabilendo che ad ogni abbattimento debba corrispondere la messa a dimora di tre alberi anche in punti diversi del paese. Si potrebbe trovare un'area comunale (anzichè svenderla come si è fatto per altre) e trasformarla in un grande parco, come forse si sta cercando di fare oggi. Un’oasi verde vicino ad un paese può diventare anche un modo per preservare e conservare la sua identità. Mettendo a dimora essenze e piante tipiche e facendole conoscere ai bambini. E’ importante sapere, poi, che per gli abbattimenti servono autorizzazioni specifiche dal comune. Chiedetevi quale deve essere la Sestu del futuro. Siete sicuri che senza alberi sia possibile arrivare a quel futuro?

giovedì 20 dicembre 2012

SESTU DA VIVERE

(Dal numero 7/12 de L'Occhio del cittadino-mensile di informazione sestese di luglio-dicembre 2012)

sabato 1 dicembre 2012

LA REALTA' E' SEMPRE PIU' DRAMMATICA.

Il 2012 dovrebbe essere l'anno che sancisce la fine del mondo secondo il calendario Maya. Basta digitare la data 21 dicembre 2012 su Google per capire a cosa mi riferisco. Io in realtà penso che ci troviamo già oltre il limite estremo oltre cui uno "Stato" si possa spingere per continuare ad essere ritenuto tale. Penso anche che si sia superata da tanto, quella soglia di decenza che continui a garantire il rapporto fiduciario, proprio tra i cittadini e l'istituzione statale, la stessa soglia che garantisce l'integrità del sistema. La difficoltà nel garantire i servizi essenziali, come la sanità, l'agonia in cui sta morendo la pubblica istruzione, la precarizzazione della vita e non solo del lavoro, sono alcuni elementi del film che ci propone la televisione. I dati che parlano di 4000 suicidi in Italia, con una percentuale maggiore di incidenza nelle età in cui gli individui lavorano o dovrebbero lavorare, rappresentano l'ulteriore drammaticità in cui affonda la nostra società. Secondo gli studi che sono stati fatti è direttamente associabile al suicidio come causa anche la perdita del lavoro o la semplice difficoltà a trovarlo. La crisi è quindi decisamente più aspra e tagliente di quanto i media e la politica vogliano far credere, nascondendo ed occultando il medioevo in cui il nostro paese sta sprofondando. Incontrare, in una sera piovosa della settimana, un gruppo di commercianti ed artigiani disperati, inferociti, indebitati, ma soprattutto con gli occhi spauriti di chi cerca delle soluzioni o una via d'uscita ad un confronto che ormai da tempo è fatto di soprusi nei confronti dei più deboli e favori nei confronti di chi inquina, evade, ruba e insulta le istituzioni, apre un ulteriore spaccato delle verità nascoste. Incontrare questi uomini e vedere tuo padre o tua madre nei loro occhi ti fa riflettere. Pensare tua madre o tuo padre che deve immaginare di occupare un ufficio pubblico o deve solo sfiorare l'idea di poter diventare violento o terrorista, semplicemente per fare in modo di fermare la schizofrenia che ci ha consegnato il paese delle cose e non delle persone, solo per essere ascoltati. "Ehi, dirigente di Equitalia, guarda che ho due figli e davvero non riesco a dargli da mangiare". Siamo già da tempo arrivati al nostro 21 dicembre 2012, siamo da tempo in piena guerra con lo Stato, abbiamo varcato la soglia del cosiddetto "cane mangia cane", lo scontro delle civiltà, una guerra tra poveri per cercare di distruggere un sistema controllato dai ricchi. Quello che mi ha colpito e quello che mi porta a pensare che lo Stato non esiste più è proprio la gente. Ormai siamo diversi. Il mirabolante Monti che ci doveva salvare, ci sta ulteriormente trasformando in pezzenti, dopo un ventennio di berlusconismo e di sinistra salva-Berlusconi. Giovani senza dignità, senza lavoro, senza conoscenza che scappano da un "non-Stato", che distrugge tutto per tenere in piedi uno scheletro. In questa condizione drammatica scrivo queste poche righe come attestato di solidarietà a tutti i cittadini che combattono per la loro causa di sopravvivenza contro lo Stato, che esige crediti inesistenti, li strozzina e si dimentica dei grandi evasori e dei partiti. Ma voglio esprimere anche il vuoto che mi procura la tragedia silente, che si consuma nelle case di chi non riesce a trovare la giusta forza per reagire e decide di togliersi la vita. Potrebbero essere nostri amici, nostri parenti, ma anche sconosciuti, che differenza fa. Siamo tutti accomunati dal fatto di essere cittadini di questa Italia che stanno cercando di affondare definitivamente e di sottrarci. Forse è questo il momento di dimostrare cosa significa vivere in una società. Stare vicini, cooperare, aiutarsi. Parlare con chi si affrange, si dispera e vuole farla finita. Forse il messaggio dei Maya per la fine del mondo, rappresenta una prova così difficile? La prova di riconoscere il significato stesso di "essere umano". Tendiamo la mano a chi sta affianco a noi, magari domani mattina salveremo un uomo dal suo dramma solitario.

lunedì 19 novembre 2012

QUANDO FARE IMPRESA DIVENTA "UN'IMPRESA".

Il 12 settembre apre il cantiere per la sistemazione di via Giulio Cesare. Il costo dell'appalto, vecchio ormai di tre anni è di ottocento mila euro. L'impresa esecutrice si è comunque resa disponibile a realizzare i lavori senza variare le condizioni e la spesa per l'amministrazione sestese. Dal sito del comune si può capire che tipo di intervento l'amministrazione stia portando avanti. La parte riguardante l'espianto degli alberi più grandi ed il loro spostamento in altre zone del paese è stata, però, subito disattesa in quanto un albero è stato già abbattuto, nonostante esistano evoluti sistemi (tipo il metodo tedesco OPITZ) che permettono di espiantare anche alberi di notevoli dimensioni (si arriva a zolle di dieci metri per dieci), dipende dal valore che si da ai beni del paese, in questo caso beni naturalistici e cioè gli alberi. La chiusura della strada ha aperto un lungo, acceso ed estenuante  dibattito fra maggioranza ed opposizione. Inoltre, ha fatto nascere un forte scontro fra le attività che si raggiungevano proprio passando da via Giulio Cesare e l'amministrazione, poichè pare che le vendite abbiano avuto un calo clomoroso. Uno dei due bar presenti in quel quartiere ha mandato a casa la banconiera e l'HarDis che ha sede in via Lussu, segnala addirittura un calo quantificabile in 500 scontrini in meno a settimana che potrebbe causare una riduzione del personale. Ma sono tutti i lavoratori autonomi di quel quartiere, dal macellaio al bombolaio, dal fruttivendolo alla parrucchiera a lamentarsi dei problemi che l'apertura del cantiere ha generato. Il comune non ha infatti segnalato dei percorsi alternativi con appositi cartelli, come capita di solito, per aggirare i lavori ed i cittadini pare abbiano avuto evidenti difficoltà a trovare da soli delle strade di "riserva". Io stesso ho visto coi miei occhi sul ponte di via Parrocchia, macchine improvvisando delle inversioni a "U" per tornare indietro non capendo quale direzione imboccare per raggiungere magari il macellaio di via Laconi o la parrucchiera di via Lussu o semplicemente il panificio che insiste proprio sulla via Giulio Cesare, aperto ormai solo il fine settimana. Un rivenditore di mobili, caso più unico che raro, ha aperto i battenti in via Giulio Cesare, giusto quattro giorni dopo l'inizio dei lavori. Il titolare paga mille euro di affitto e pensò di scegliere quella via proprio per il grande traffico che raccoglieva, ma ora rischia di non riuscire ad arrivare ad aprile, mese in cui i lavori dovrebbero concludersi. I titolari delle attività vista la cecità dei nostri amministratori in un periodo in cui è facile uscire dal mercato, si sono dunque riuniti ed hanno deciso di andare in municipio a manifestare il loro disappunto. Tutti gli operatori segnalano la poca disponibilità dell'assessore alle attività produttive (Fedela Meloni) a confrontarsi con loro, addirittura, attribuirebbe le responsabilità del calo delle vendite alla loro professionalità, alla qualità delle loro merci ed alla crisi in atto (affermazioni che in effetti lei stessa mi conferma) e che contrappone la sua grande esperienza nel commercio (tre anni), nonostante oggi pare sia disoccupata e non un'imprenditrice affermata, alla protesta dei commercianti, consigliando, come anche lei aveva fatto, di attivarsi per superare i problemi, facendo le fotocopie della cartine ed appendendole loro stessi in giro per il paese per aiutare i loro potenziali clienti. Secondo i commercianti l'assessore avrebbe anche dichiarato "Pesce grande mangia pesce piccolo", forse riferendosi alla particolare attenzione che l'amministrazione riserva in ogni occasione a strutture tipo la Corte del Sole, mentre invece si dimentica regolarmente di artigiani e professionisti, come anche nel caso di via Cagliari, da poco riaperta, non certo senza problemi per le attività e con qualche spesa in più (circa 50 mila euro secondo l'assessore ai lavori pubblici Piras). Davide, macellaio di via Laconi, ci dice disarmato "Non abbiamo mai chiesto niente, per una volta che ci lamentiamo di un problema, sembra che dia fastidio". La voce, secondo cui, l'assessore avrebbe addirittura accusato qualcuno di non battere scontrini per accusare l'amministrazione è invece smentita con forza gridando alla calunnia. Aggiungo che io stesso quando mi sono avvicinato in municipio per parlare con l'assessore Piras, ho avuto modo di incontrare anche la Meloni, che mi ha investito con un turpiloquio per spiegarmi le sue ragioni di dissenso nei confronti dei commercianti, che a suo dire l'avrebbero aggredita. Così facendo ha solo confermato in me l'opinione della sua inadeguatezza per quell'incarico, ottenuto solo per accordi tra partiti e non per meriti particolari. In seguito alla accesa protesta, anche per vie istituzionali, il comune ha ottenuto che l'impresa a sue spese posizionasse una decina di cartelli di percorso alternativo per le vie Lussu, Laconi, Repubblica, Cocco Ortu, ecc. E' stata organizzata anche una raccolta di firme (quasi 700) con cui si chiede appunto di "studiare un piano provvisorio del traffico al fine di garantire l'incolumità dei cittadini e delle poche imprese che ancora sopravvivono in quel quartiere", indirizzata al sindaco, all'assessore al commercio e all'assessore alla viabilità. Fra le proposte c'era quella di utilizzare una strada di campagna nei pressi di via Ottaviano Augusto per aggirare il cantiere. Oppure quella di aprire almeno una corsia di via Giulio Cesare al traffico, magari nei giorni in cui gli operai non lavorano, come il fine settimana. Quest'ultima possibilità è stata categoricamente rifiutata per questioni inerenti sicurezza e costi. Anche il capo cantiere, il geometra Pellegrini, mi conferma le tesi dell'amministrazione. Ecco dopo tutta questa baraonda, in cui le attività produttive, che raramente si mobilitano, lascia l'amaro in bocca sentir parlare di strumentalizzazione da parte dei partiti di opposizione, che si sono fatti portavoce dei commercianti per recapitare le firme al sindaco e presentare una mozione (bocciata non senza polemiche) in consiglio comunale, chiedendo appunto delle soluzioni tampone per ridurre al minimo il disagio delle attività. Stupisce inoltre come l'assessore di competenza non abbia deciso di visitare quella zona del paese e stabilire di persona la situazione. Se insomma si trattava di una polemica strumentale o di un problema vero e proprio. Sbalordisce l'incapacità della giunta a stendere normali procedure di comunicazione, cristallizzandosi nel "One man show" alla Berlusconi e cioè quello che dico e che faccio è legge e non si può neanche discutere e non magari raccogliendo l'invito del consigliere Fabio Pisu, ma invece sminuendo il suo contributo, di organizzare assemblee pubbliche preventive in caso di cantieri per opere pubbliche importanti, per incontrare operatori e cittadini. Colpisce l'arroganza nella conduzione dei consigli comunali e il totale disinteresse dei consiglieri di maggioranza al dibattito (anche se lungo più del dovuto), a parte qualcuno, che dopo aver passato tutto il tempo a zonzo durante la discussione, al momento del voto corre a sedersi come un soldato all'adunata del mattino. Mortificante per i cittadini. Mortificante anche dopo che tutti si riempiono la bocca con frasi del tipo "Questo viene fatto per la comunità". Se chiudere le strade, rappresenta ogni volta, una drastica riduzione dei guadagni di qualcuno, invito chiunque a toccarsi in ogni parte del corpo, quando un amministratore proferisce quelle parole. Forse è per questo che si tira per le lunghe la trasmissione dei consigli comunali sul web? Come mai L'Occhio del cittadino di Mario Sannino è ormai due anni che aspetta una risposta alla possibilità di riprenderli e trasmetterli? Cino Perra ingenuamente dice quattro parole che sono un'autentica verità "La politica é morta". Poi rincara la dose chiedendo di "Non sminuire il lavoro dell'opposizione", anche perchè "la giunta PIli governa grazie ai voti che lui stesso ha dirottato al centro-sinistra al ballottaggio, quindi grazie anche ai voti del centro-destra". Mentre l'assessore Cardia filosofeggia parlando del grande Pci degli anni 70-80 e dal quale lui stesso è lontano anni luce. Cari amministratori, chiudo con un appello, completate le opere pubbliche, ma non dimenticatevi della popolazione chiudendovi nel palazzo.

lunedì 12 novembre 2012

SALVIAMO ALMENO LA BASE.

Non sono più un dirigente Idv e non sono più neanche un tesserato Idv. Ma lo sono stato. Sento il dovere di partecipare al dibattito. Ma soprattutto per me è un piacere ed una passione: la politica. Quella vera. Fatta anche di contraddizioni. Ecco perchè penso che il mio contributo di ex militante a livello locale possa essere importante anche per aprire nuovi scenari (ovviamente nel mio territorio) sulla vicenda "case Di Pietro" e sulle future ripercussioni della vicenda su chi continua a fare politica in maniera onesta e pulita. Ho intravisto la puntata di Santoro. Qualcuno su FB ha rimpallato delle critiche al conduttore di Servizio pubblico, ribattezzando il programma dis-servizio pubblico. Io sono invece di un'opinione completamente diversa. Mi schiero sempre dalla parte del dibattito e dell'ascolto del numero più alto possibile di opinioni e pareri. Io ringrazio Santoro per due motivi. Il primo è che abbia dato la possibilità a Tonino di godere nuovamente di un palcoscenico per difendersi. La seconda è che ha permesso allo stesso Tonino di fregarsi nuovamente. Ed è proprio per questo che la trasmissione era interessante. Antonio Di Pietro ha nuovamente mentito sapendo di mentire, per utilizzare una delle sue locuzioni. Mentana ha provato a fargli la domanda ma lui non ha risposto. Il malessere del  partito era già in atto da molti mesi con una forza tale da non poter essere notata dal Presidente. Lui non ha mai ascoltato i cosidetti dissidenti, che attraverso gli organi del partito lo informavano della situazione: tesorerie fuori controllo, congressi quantomeno anomali (in Sardegna il garante del congresso regionale era Maruccio e la lista dei delegati ad oggi non mi è stato possibile consultarla, sul congresso provinciale c'è stata una richiesta di chiarimenti sulla sua regolarità da parte di diversi dirigenti ed eletti in Idv). L'uso personalistico del partito è stata la prima "qualità" che è balzata agli occhi dei militanti che a Sestu costituirono il circolo. Ma il malessere era nazionale. Mi è capitato di partecipare al coordinamento nazionale giovani e vi garantisco che in ogni regione Tonino è riuscito ad insediare un duce diverso. La selezione dei personaggi la illustra in maniera palese De Gregorio (non smentito da Di Pietro). L'ex magistrato andava in giro per l'Italia a reclutare ex Udc ed ex Forza Italia per avere dei bacini di voti consistenti, cercando poi di passare per ingenuo.  Alla faccia del rinnovamento. I voti. L'ossigeno per i partiti, che ora si sentono strangolati da Beppe Grillo. Ci dovremmo aspettare un fuggi fuggi generale dei tanti che avranno paura di non essere rieletti? Tonino ha balbettato nuovamente davanti al microfono, prima quando Santoro ha puntualizzato che il punto di vista di De Magistris era completamente diverso dal suo, poi quando ha cercato di spiegare a fatica il grande progetto politico del futuro, fatto di associazioni (quali?) e società civile (che già voterà Grillo!). Ma veniamo ai particolari. In Sardegna l'attuale segretario del partito è Federico Palomba, che Travaglio ha indicato come uno dei possibili quadrumviri per la rinascita del partito. Non c'è dubbio sul fatto che l'onorevole Palomba sia un grande esperto in fatto di rinascite, ma che possa essere indicato per rappresentare un cambiamento mi sembra veramente un affronto per chi a certe parole da un peso particolare. Ricordo ancora quando ci presentammo in sede in via Grazia Deledda per esprimere la nostra voglia di aprire un circolo Idv a Sestu. Scoppiò una guerra! Bisogna sottolineare che l'on. Palomba piazza nipoti dappertutto. Attualmente uno è in consiglio comunale a Cagliari e segretario dell'europarlamementare Uggias, l'altro è in coordinamento provinciale. Era aperto un duello fra Salis e Palomba e i nuovi iscritti in qualche modo dovevano essere cooptati o dall'uno o dall'altro. Noi decidemmo di essere indipendenti anche se simpatizzanti dell'ala che faceva capo al consigliere regionale. Palomba cercò in tutti i modi di trovare altri nomi, cooptando ad esempio Walter Mainas, geologo vicino a Sergio Cardia, col quale scambiammo due chiacchiere e ci chiarì la sua volontà di rinunciare alla proposta di partecipare al congresso di Sestu. Capimmo che l'Italia dei valori non avesse grosse differenze da Forza Italia nella gestione del partito, dove uno decideva e gli altri dovevano sottostare oppure farsi in quattro per far valere le decisioni dei circoli e cioè della base del partito. Dopo ore e ore di riunioni capitava anche di ricevere offerte a "quattr'occhi" per cambiare l'esito delle delibere. Non mi spiego poi come mai dopo il voto in coordinamento provinciale che confermò la mia candidatura a sindaco, così come decisa dal circolo, non ci fu un canale di finanziamento ufficiale della campagna elettorale, cioè i famosi milioni di Tonino spesi per fare politica, che fine fanno se le sedi locali sono sempre in deficit di fondi? Come mai nessun dirigente del partito partecipò direttamente alla campagna elettorale? Come mai nonostante il circolo avesse ottenuto l'appoggio dell'assemblea provinciale, votando per non appoggiare Aldo Pili, i vertici regionali e nazionali insistettero con articoli sulla stampa per delegittimare i militanti a Sestu, dichiarando il pieno appoggio al centro sinistra? Come mai il rimborso di viaggio del congresso nazionale mi fu dato brevi manu ed in contanti e non erogato dalla tesoreria con ricevuta? Perchè adesso la base dovrebbe credere alle tue parole Tonino? Se vuoi fare una cosa per salvare i 4000 eletti nelle istituzioni, come tu dici, fatti da parte e portati via tutto il peggio della vecchia politica che sei riuscito a cooptare in Italia dei Valori. La televisione è un comodo palcoscenico da cui parlare di libertà, di rinnovamento, di giovani, di democrazia. Difficile è l'esercizio di quello che si dice. Io sono contento di aver trovato il mio spazio dentro quel partito. Ma misi da subito una pregiudiziale. Se Palomba e il suo modus operandi avessero prevalso al congresso mi sarei tirato fuori. E così fu. Venire superati dalle logiche del tesseramento nel modo di gestire le scelte, gli indirizzi e la proprietà del partito, non rappresenta un valore ma un disonore che ho sopportato per poco e che mai più tollererò nella mia esperienza in politica.

giovedì 8 novembre 2012

APPUNTI DI VIAGGIO:DALLA PLANARGIA AL MARGHINE.

La Sardegna è una terra stupenda, all’interno dei suoi confini sono custoditi tanti tesori archeologici e culturali alcuni di questi ancora da scoprire e da esplorare. Parlare poi delle sue bellezze paesaggistiche e naturali in termini di paradisi è ormai superfluo. La sua gente, o meglio, il popolo sardo deve diventare consapevole di possedere questo valore aggiunto territoriale. I sardi e solo loro dovranno essere i protagonisti dell’utilizzo di quelle che sono le potenzialità di questa terra in termini di sviluppo, occupazione e prosperità futura . Godere di una settimana di ferie in un periodo “alternativo” come la fine di marzo può diventare una bella fortuna! Come altrettanto fortunoso potrebbe diventare una settimana di sole in mezzo a tanti giorni di vento, pioggia e nubi. Io insieme alla mia famiglia in un’unica soluzione ho approfittato di tutto quello che ho scritto sinora: i tesori della Sardegna, le sue bellezze naturalistiche e la settimana di ferie a fine marzo! Bosa rappresenta la capitale estiva della Planargia. Nel periodo dei “bagni” arrivano i sardi da tutto il circondario. Giungendo nel suo territorio dalla provinciale che la collega a Macomer, l’altopiano ce la presenta nella vallata in tutto il suo fascino dando risalto al suo centro storico medioevale multicolore. Il castello dei Malaspina dal colle di Serravalle la sovrasta, rendendo la sua atmosfera ancora più suggestiva. La completa pedonalizzazione del centro storico è praticamente fallita, possiamo quindi giungere al nostro alloggio ai piedi del castello in macchina. I proprietari del B&B più economico che abbiamo trovato non sono sardi, hanno abbandonato la loro vita nel Nord Italia per vivere in tranquillità qui in Sardegna, in un piccolo paese. Lo stabile è completamente ristrutturato. Un’alta torre con tre stretti piani incredibilmente accoglienti. Che siano “continentali” a quanto pare è quasi normale, nel senso che il patrimonio immobiliare bosano sembra essere in vendita per almeno un 20 per cento, faccio questa stima rendendomi conto del numero di cartelli “vendesi” in giro per il paese! Degli acquirenti molti sono “italiani”. Questo particolare ha probabilmente portato alla nascita a Bosa di uno dei primi “alberghi diffusi” (ancora decisamente cari), la tecnica di accoglienza che prevede l’utilizzo delle case sparse e non delle classiche camere d’albergo. La scelta di questo B&B è stata effettuata dopo un’accurata ricerca su internet. La preferenza iniziale era ricaduta su un altro che utilizzava il metodo del baratto (anche un chilo di limoni era sufficiente) per pagare l’accoglienza offerta. Un'altra famiglia di continentali che abitava ormai stabilmente a Bosa col piccolo figlio, ma che ormai non offriva più il servizio, utilizzato più che altro per incontrare la gente ed avere dei piacevoli scambi culturali. La costruzione del castello dei Malaspina risale al XIII secolo e appartiene a quella serie di fortificazioni realizzate dagli aragonesi in seguito alla concessione della Sardegna come feudo da parte di Papa Bonifacio VIII. In seguito gli abitanti della Bosa vetus si trasferirono dalla zona della chiesa di San Pietro sotto le sue mura per avere protezione, costituendo il borgo tardo medioevale de “sa Costa”. All’interno delle mura dei marchesi Malaspina originari della Lunigiana è custodita la chiesetta di Nostra Signora de Sos Regnos Altos del XIV secolo al cui interno è presente un ciclo di affreschi di scuola spagnola ottimamente conservato. Il centro medioevale di Bosa è accessibile solo a piedi. In certi casi le stradine diventano dei cunicoli in cui non è possibile nemmeno allargare le braccia. Le ristrutturazioni multicolore hanno reso lo scenario decisamente accattivante e divertente, per niente inopportuno. Si va dal giallo al verde, dal rosso al blu, in barba alle regole sui colori presenti ad esempio a Sestu. Importante la testimonianza lasciata dalle vecchie concerie bosane, anche se oggi sembrano in parte solo dei ruderi, come la gran parte dei beni identitari in Sardegna (vedi ad esempio le cantoniere). Importantissime sin dalla metà dell’ottocento. Oltre all’altissimo impatto ambientale della lavorazione inizialmente effettuata con lo sterco dei cani e con additivi deodoranti e successivamente con i tannini di cui ha pagato le spese il fiume Temo, le concerie rappresentano una delle prime organizzazioni industriali moderne, grazie alla concentrazione del potere in poche imprese. Inizialmente 28, fino a diventare 1 sola nel 1950. La Sanna Mocci risultò la più attrezzata a proseguire gli intensi scambi commerciali dell’ottocento con l’Italia ma non solo. Gli operai bosani si imposero per la produzione della “vacchetta” un’ottima qualità di cuoio. Il periodo di splendore delle concerie fu interessato anche dai primi moti operai, fu creata la Società Operaia di Mutuo Soccorso e nel 1902 fu organizzato il primo sciopero. L’impresa Mocci Marras, forte in quel periodo, licenziava gli operai che non compravano nei suoi spacci. Il clima era proprio quello della rivoluzione industriale inglese e la reazione dei lavoratori delle concerie era dovuto anche alle tremende condizioni di lavoro. Nel 1989 le concerie diventano monumento nazionale anche se dell’antico splendore e dell’enorme giro d’affari e posti di lavoro sono rimasti solo gli edifici ottocenteschi sulla riva sinistra del Temo come un sinistro monito. La globalizzazione e il boom industriale travolgono l’economia bosana e la distruggono. Oggi un passo indietro per recuperare le economie locali che lavoravano su bassa scala sarebbe forse opportuno per rimediare allo sfacelo del moderno capitalismo fatto di rapina. Una critica al marzo bosano è giusto però farla. Non è sicuramente il periodo del boom turistico, però è risultato problematico trovare un posto per cenare. Estremamente negativa poi, l’accoglienza data ai turisti (c’erano diverse comitive straniere in giro per il paese) dagli operatori del castello dei Malaspina. Il biglietto è stato pagato per intero (otto euro a testa), ma sfortuna ha voluto, che la nostra passeggiata venisse accompagnata dal rumore dei tosaerba e dal fumo provocato dai falò dell’erba tagliata e accatastata al centro della fortezza. Lasciamo Bosa e la Planargia per addentrarci nel Marghine, il cui centro più importante è Macomer. Capitiamo per caso in località Sant’Antonio e seguendo i cartelli abbiamo la fortuna di visitare il villaggio nuragico “Tamuli”, unico nel suo genere in Sardegna. Tutto in una volta si può infatti ammirare una tomba dei giganti con diversi monoliti (betili) raffiguranti il sesso femminile e quello maschile ed uno splendido complesso nuragico, il tutto immerso nello scenario desolato del Monte Sant’Antonio, tipico della macchia mediterranea sarda, battuto da un vento continuo che rende il tutto più suggestivo. La tappa successiva alle fonti Siete Fuentes, ci lascia l’amaro in bocca. L’unico albergo della zona ci sbatte la porta in faccia perché il venerdì (era appunto venerdì) coincide col giorno di chiusura infrasettimanale. La zona delle fonti ha una parvenza di estremo abbandono. Sulla zona insiste poi una struttura (un albergo a quanto pare) in completo degrado e abbandono, all’interno addirittura la mobilia è accatastata e completamente distrutta. Attorno, ancora più incredibile, due depandances, hanno il tetto in ethernit in frantumi, i cui cocci si trovano nel percorso dell’acqua di San Leonardo che finisce nelle tavole di molti sardi. Questo scenario ci lascia sbigottiti, ma conferma ancora di più, che il più delle volte parlare di turismo e ambiente è solo un modo come un altro per riempirsi la bocca solo di parole. Il nostro breve ma intenso viaggio termina a Santu Lussurgiu situato all’interno di un cono vulcanico spento da più di un milione di anni, ai confini con il Logudoro. Una tappa in un altro B&B accogliente e ricco di storie. “La casa del poeta”, questo è il suo nome, è stata la residenza di Giovanni Corona, grande scrittore sardo dei primi del ‘900 che interessò critici e scrittori di tutta Italia. Tutta la sua opera è ora raccolta in due volumi: Richiamo d’amore e Sassi della mia terra. Nel B&B è possibile visitare un piccolo museo dell’artista, in cui la nipote che ha ereditato tutto, ha voluto condividere parte dei ricordi e delle opere dello zio. Il nostro viaggio è concluso. Mi viene da dire che la Sardegna è splendida perché splendida è la sua gente ed incontrarla riempie il cuore, tante sono le storie che custodisce e vale la pena di conoscere. Il turismo in terra di Sardegna non ha bisogno di grosse strutture o grandi investimenti di sceicchi miliardari, bisognerebbe solo che noi sardi mettessimo a disposizione di tutti, i nostri patrimoni culturali, storici e ambientali, che in gran parte risultano ancora inaccessibili o in completo degrado. E’ necessario riscoprire e valorizzare la nostra identità prima che ci sfugga tra le dita. Giovanni Corona scriveva:”La pioggia e il vento vivono solo nelle strade del mio paese” e ancora ”Un viaggiatore che parte va incontro al vento, va incontro alle onde alla ricerca di nuove sponde”. Fabio Usala