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venerdì 3 luglio 2015

CAGLIARI CITTA' CAPITALE.

Sono nato e cresciuto a Cagliari. Ci ho abitato fino a 30 anni. Stampaxi fiat comenti'e una bidda. Sono sestese da 10 anni circa. Moglie sestese e figli sestesi. Uno di 3 anni e uno di 6 anni. Piccoli, ma ho già iniziato ad insegnargli la lingua dei loro nonni. Su sardu. Mi sento cagliaritano e sestese allo stesso modo. Ho a cuore l'interesse di tutte e due le comunità e per tutte e due provo ad impegnarmi in maniera costante. Seguire i dibattiti politici, partecipare agli eventi, proporne. Insomma alimento la vita sociale. Mi sento sardo nell'anima e vedo la Sardegna come la mia nazione. Come parte integrante del mondo, capace di autodeterminare le sue sorti e capace di uscire dall'isolamento imposto dalla dipendenza italiana e non dall'idea di indipendenza degna degli stati e dei popoli più ricchi e prosperi. Da qui vorrei partire. Dallo Stato che siamo stati in epoca giudicale. Stato di comunità. Quasi novecento "biddas" si contavano, oggi ne restano meno di 400, ma non è il numero di certo ad averle rese inutili, ma il loro senso di esistenza nella Sardegna di oggi. Disgregata, spopolata, umiliata dalle bombe e dai veleni. Vorrei parlare della Cagliari che ho conosciuto da piccolo. Casteddu de basciu. La Cagliari dei lattai, dei panettieri, dei macellai. La Cagliari di signora Maria, signor Efisio, signor Pasqualino. Del mercato di Santa Chiara e di Piazza Yenne, dove volendo ti podiast comprai una pariga de cratzolas. Dove nonostante tutto potevi anche impennare in bicicletta. Una Cagliari che non c'è più. E certo. Direte voi. Il progresso e l'evoluzione ci devono far andare avanti, dobbiamo migliorare. Giusto. Centri commerciali, telefonini, computer. E chi dice di no. Mi riferisco solo alla voglia delle persone di stare insieme e di vedersi, di parlarsi. Non di sfuggirsi, di avere paura l'uno dell'altro. La città dell'accoglienza. La prima volta che un senegalese è venuto a casa mia a giocare avevo forse dieci anni. Oggi abbiamo paura di riceverli a casa nostra? Mi fa molto più paura la prossima decisione dell'UE sul TTIP, il trattato che distruggerà i nostri mercati agricoli e la nostra sanità se non verrà bloccato. Non dimentichiamoci che tutte le attività che ho citato, insieme ai nomi, erano attività da cui campavano interi nuclei familiari. Stabili. Non un barlume di America dato dalle continue alternanze nelle serrande cagliaritane o da un contratto part-time da Auchan per qualche mese. Ormai ci siamo persi. Abbiamo perso la nostra vocazione storica comunitaria. Il fulcro della vita in Sardegna. S'ajudu torrau. Sa passilara po fai sa spesa in sa buttega e sa ciaciarrara cun tzia Pepa. Banale? Direi di no. Il premier greco Tzipras chiede con toni e importanza diversi la stessa cosa ai suoi cittadini. Ripudiate un modello economico che non ci vuole dentro il mondo ma ai margini. Il senso è questo. Poi certo lo sviluppo e il progresso vadano avanti, ma se le persone restano indietro è progresso? Io ho questo fervido ricordo de Casteddu. Vuol dire che stavo bene. Vuol dire che un passo indietro a tutti livelli potrebbe essere salutare per rinsaldare la disgregazione sociale diffusa. Uno sguardo a su connotu ci aprirebbe le porte po su benidori, per il futuro. La storia ci insegna e la storia sarda è fatta di tante grandi cose. Vi propongo di seguito la proposta politica che io e il mio partito ProgReS abbiamo deciso di sottoscrivere. Una patto che va nelle direzione della Sardegna delle comunità, in parallelo con l'Europa dei popoli. Si propone una visione di Città Capitale, quale Cagliari dovrebbe essere di diritto ma ancora non lo è. Una Cagliari abbagliata dagli effetti speciali, dove la tassazione è tra le più alte in Italia e dove anche i prezzi dei beni e delle materie mettono in difficoltà le famiglie, nella spesa quotidiana. Una Capitale monca, dove si ha difficoltà anche a far partire la raccolta differenziata e ad aprire le porte al turismo. Capitale del Mediterraneo con le serrande abbassate. Spero con questo mio scritto di alimentare un dibattito già ricco di spunti. Il messaggio di fondo credo però che sia ben chiaro. Cagliari è la Capitale e si deve fare con tutti i cagliaritani e con tutti i sardi.



Patto Costitutivo del Laboratorio
CAGLIARI CITTA’ CAPITALE”

Le sottoscritte associazioni culturali, organizzazioni no profit, circoli e movimenti politici, operatori della cultura e delle professioni portatori di competenze ed espressione della società e delle comunità cagliaritana, sottoscrivono il presente patto costitutivo per la creazione del Laboratorio “Cagliari Città Capitale”, con l’obiettivo di dare vita e contenuti dal basso, attraverso un processo inclusivo ed identitario autonomo e distinto dai tradizionali schieramenti di centrodestra e centrosinistra, ad un programma politico-amministrativo e ad una coalizione civica in vista della scadenza elettorale del 2016. I contenuti culturali, politici e di governo fondamentali sono declinati come segue:

1 - L’Autonomia e il suo modello di sviluppo hanno concluso il loro ciclo
Le politiche di austerità europee hanno comportato, nello specifico italiano, una centralizzazione dell’organizzazione statuale, che ripudia il principio della sovranità popolare. In Sardegna la fase autonomistica non ha saputo sviluppare benessere duraturo e rispettoso dei beni comuni primari (suolo, aria, acqua), mortificando le naturali vocazioni e i saperi propri della nostra terra. Ciò è avvenuto per responsabilità delle élite locali, che non hanno saputo o voluto dare risposte all’altezza dei bisogni di benessere e di pari opportunità del popolo sardo.
Consideriamo pertanto conclusa la fase dell’Autonomia e riteniamo urgente e necessario aprire un processo culturale, sociale, economico e politico nuovo che dia speranza e concretezza emancipativa alla Sardegna. Assumiamo il principio di Autodeterminazione del popolo sardo e della Nazione Sarda, cosi come sancito dall’ONU e ratificato dalla Conferenza di Helsinki, e un modello di sviluppo sostenibile, come elementi distintivi e valoriali di riferimento, così che possa essere esercitato a tutti i livelli politici ed istituzionali il principio di sovranità e di autogoverno.
Questo progetto e i suoi contenuti di merito si pone oggettivamente, sul piano sociale, politico, economico e culturale, in alternativa ai progetti espressi e tutt’ora in corso sul piano locale, sardo ed italiano sia nel centrodestra che nel centrosinistra, costituendo di fatto e in diritto l’elemento discriminante per la definizione di accordi e/o alleanze elettorali, politiche, istituzionali.
A questo laboratorio aderiscono pertanto persone e organizzazioni che hanno radicamento in Città e in Sardegna, soggettività di comunità e di rappresentanza del territorio che abbiano la volontà e la capacità di svilupparsi in modo plurale, inclusivo e identitario, con caratura internazionale e visione euro mediterranea, con forti connotati di indipendenza e non subordinazione organica e gerarchica a segreterie o direzioni esterne.

2 - La Città di Cagliari, tra crisi sociale e inadeguatezza del quadro di riferimento istituzionale
A Cagliari negli ultimi quattro anni (2011-2014) gli abitanti sono diminuiti più che nel quadriennio precedente (2008-2011). Gli iscritti ai Centri Servizi per il Lavoro, nella sola capitale, sono passati da 29.700 (maggio 2011) a 37.070 (dicembre 2014). Il tasso di disoccupazione, dal 2007 a oggi, è passato dall’11% al 19%.
L’assenza, per responsabilità della Regione, di un quadro di riferimento istituzionale certo sull’articolazione dei poteri sub-regionali, e la mancata forte spinta riformatrice nel governo del capoluogo unitamente alla rinuncia del Sindaco e della sua maggioranza a porsi alla testa dei Comuni sardi nel contrasto alle politiche governative di spending-review non hanno consentito alla Città di porsi come la locomotiva di un nuovo progetto di sviluppo sostenibile, capace di mettere in rete comuni e città sarde e questi in relazione con la Regione Autonoma della Sardegna e con i processi di area vasta di carattere sub-regionale connessi all’efficienza e all’efficacia nella gestione e allocazione dei servizi e articolati per competenze e vocazioni dei territori, secondo il principio di adeguatezza e sussidiarietà.
Occorre pertanto dar voce e rappresentanza a un punto di vista organizzato e organizzabile sia per il riscatto da un’esistenza segnata dalla povertà, l’emigrazione e la solitudine di larghi ceti popolari sia per la positiva iniziativa delle forze imprenditoriali, intellettuali, della cultura e dei servizi, che intendono concorrere alla creazione di lavoro e ricchezza diffusa orientata ai fini sociali, in un quadro di sviluppo economico sostenibile e rispettoso dell’uomo e dell’ambiente.

3 - Esercitare le prerogative democratiche e di governo legate alla sovranità popolare
Le elezioni rappresentano un momento importante, anche se non esclusivo, per l’esercizio delle prerogative legate alla sovranità popolare. Quelle di Cagliari del 2016 rappresentano uno snodo strategico, perché con l’elezione Sindaco della città capitale si determineranno condizioni oggettive di attribuzione di ruoli e competenze, sia per via della costituenda Città metropolitana, sia per l’oggettiva urgenza a legislazione vigente di una governance dei processi Area vasta che oggi consta più di 400.000 abitanti su settori quali mobilità, uso e pianificazione del suolo, politiche commerciali, ciclo dei rifiuti.
Questo nuovo scenario istituzionale impone un forte, radicale e consapevole esercizio di direzione e coordinamento istituzionale in capo al Sindaco metropolitano e contestualmente di esercizio delle prerogative di alta amministrazione e governo dell’esecutivo nel rispetto del ruolo di indirizzo, programmazione e controllo del Consiglio Comunale, a cui devono essere ricondotte e rese coerenti con gli indirizzi generali di governo, l’insieme delle scelte strategiche e di assetti negli Enti, nelle Agenzie, nelle società a partecipazione pubblica, compresi l’insieme della strumentazione pubblica operante nella sanità, nell’istruzione, nei trasporti e nel credito.

4 - Costruire il percorso Agenda 2019
Il progetto per Cagliari Città Capitale, per sua natura e portata dei temi e dei ruoli di governo e di rappresentanza oggettiva, costituisce una tappa decisiva di un percorso più generale che definiamo Agenda 2019.
Siamo consapevoli che senza lavoro non c’è libertà, e senza autodeterminazione in Sardegna non c’è esercizio vero dei poteri sovrani. L’attuale deriva neo centralista e semicoloniale va combattuta con la costruzione di una alleanza sociale, culturale politica ed economica, che abbia forza, capacità e intelligenza di imporre l’apertura, nella società sarda e nella Regione una nuova stagione politica, istituzionale e di governo per l’Autodeterminazione del popolo sardo.

5 - Democrazia, partecipazione e crisi della rappresentanza
Con questa proposta politico-culturale-istituzionale e di governo vogliamo contribuire come cittadini singoli o associati, al dibattito sulla crisi di rappresentanza dei corpi intermedi e sugli effetti nefasti che ha prodotto e produce dall’assenza di luoghi di partecipazione e discussione collettiva al progressivo distacco tra governanti e governati, che si traducono entrambi in tassi di astensione dal voto oltre la soglia di guardia e che mettono a serio rischio il carattere democratico del sistema perché favoriscono una altissima concentrazione di potere in poche mani, pur in presenza di una bassissima rappresentanza e legittimazione dell’investitura popolare di governo.
Il punto fondamentale non è l’unificazione elettoralistica di indipendentisti, sovranisti e cosiddetta sinistra, o l’elevazione aprioristica di steccati pregiudiziali. Avanziamo queste idee-concetto per costruire una risposta a carattere processuale, articolata ed inclusiva, che possa essere percepita come un’alternativa credibile dai Sardi.
Il valore dato agli interessi della Sardegna non sarà più subordinato a quelli dello stato italiano. Questa ambizione e questa sfida si pongono sia per il livello amministrativo locale, sia per il valore che assume per tutta la Sardegna. Intendiamo agire attraverso l’iniezione di potenti forme di democrazia dal basso, anche attraverso l’introduzione del metodo delle primarie per la scelta del candidato sindaco.
Intendiamo richiamare fortissime discriminanti sul piano etico e del rinnovamento, che richiedono forte coerenza tra le scelte programmatiche contenute nel concetto di sostenibilità e nel principio di autodeterminazione e le collocazioni politico-istituzionali attuali e future di tutti i protagonisti che assieme a noi accetteranno la sfida.

Cagliari, 18 giugno 2015

Hanno sottoscritto il documento:
Organizzazioni
Assotziu Consumadoris (Marco Mameli)
Circolo Chavez (Giacomo Loi)
Circolo Me-Ti (Gianfranco Bitti)
Costituente Sardista (Efisio Pilleri)
ProgrReS (Fabio Usala)
Sardegna Sostenibile e Sovrana (Pierluigi Marotto)
Sardigna Libera (Claudia Zuncheddu)

Adesioni individuali
Fernando Codonesu 
Paolo Erasmo (Agriculture)
Gaetano Lauta 
Franco Meloni (Aladin Pensiero)
Mauro Naitza (dirigente sportivo)
Marta Onnis 
Maria Elisabetta Pini (Alternativa)
Salvatore Porta (Agriculture)
Francesca Tanda 
Fabrizio Usai (Laboratorio Pirri)


venerdì 30 gennaio 2015

L'UNIONE SARDA E "UNA CERTA IDEA DEGLI INSEGNANTI SARDI"...

Pubblico con molto piacere nei "miei" spazi l'intervento di Antonello Greco amico e stimato cittadino sestese, sulla scuola sarda.

Antonello Greco (foto-facebook)

Egregio Direttore,
non è la prima volta che scrivo al giornale, l'ultima, in ordine di tempo, per elogiare L'Unione sarda e riflettere sul tema delle statue di Mont’e Prama. In questa occasione, però, lo faccio, da insegnante, in maniera preoccupata: nelle ultime settimane, con puntuale regolarità, sono stati pubblicati con ampio risalto articoli sulla Scuola sarda e vorrei qui segnalare la sequenza di tre di essi, inerenti le statistiche secondo le quali: 1) gli insegnanti sardi sono quelli che si assentano maggiormente in Italia per motivi di salute (e la cosa, ahimè, mi riguarda direttamente); 2) gli studenti sardi fanno registrare le più elevate percentuali in Italia di abbandoni scolastici; 3) gli studenti sardi fanno registrare le peggiori performances in Italia nelle (famigerate) prove Invalsi. L’ovvio filo rosso comune è portare attenzione sulle condizioni della Scuola sarda, svolgendo il doveroso e irrinunciabile dovere di informazione che compete ad un quotidiano “indipendente”, però... a voler ragionare all’insegna dell’andreottiano “a pensar male spesso...” può sovvenire dubbiosamente un’altra interpretazione: sotterraneamente non si vorrà per caso far passare il deleterio sospetto della responsabilità degli insegnanti sardi in questo quadro così negativo? Si vuole proporre all’attenzione del cittadino/lettore medio un’opera di intenzionale discredito sociale nei confronti degli insegnanti? Esistono in tal senso nefasti precedenti, purtroppo, anche a livello di Governi nazionali... Proprio per superare quei dati percentuali “da paura” di tutto ha bisogno l’Istruzione (maiuscola) in Sardegna tranne che di aleggiare discredito verso la categoria degli insegnanti che, nella stragrande maggioranza dei casi, lavorano in condizioni autenticamente “eroiche”: chi insegna, in Sardegna, deve mettere in conto chilometraggi di guida da far invidia agli autisti dell’Arst solo per raggiungere le sedi di servizio con la propria auto (impensabile nell’Isola raggiungere le sedi scolastiche con l’ausilio dei soli mezzi pubblici...), per poi – solo allora – “calarsi” nella propria professione docente (oggi, tra l'altro, spesso “deviata” e svilita verso meri adempimenti burocratici che nuocciono all’autentica e concreta didattica), spesso a contatto con situazioni educative, comportamentali e sociali oserei dire “di frontiera”... E allora perché non fare almeno un minimo riferimento al fatto che si tratta della categoria professionale statisticamente più esposta al cosiddetto effetto “burn out”, ovvero, più prosaicamente, l’esaurimento nervoso? Oppure, se c’è da “infierire”, perché non farlo in merito ai recenti provvedimenti circa i (cosiddetti) “contributi per il diritto (?) allo studio” riservati agli studenti di solo alcuni indirizzi di studio? O la lotta che spesso le famiglie devono affrontare per il diritto all’insegnante di sostegno nonostante la tanto millantata “Scuola dell’inclusione”. Ben venga, infine, la denuncia pubblica sulla paradossale frutta spagnola nella nostre Scuole sarde…
Antonello Greco, insegnante – Sestu 

domenica 25 gennaio 2015

FRUTTA NELLE SCUOLE: CI RISIAMO.

Ho già scritto del progetto comunitario "Frutta nelle scuole" (link all'articolo). L'argomento per me ha una valenza importantissima, quindi sono costretto a ribadire quello che penso e a raccontarvi quello che succede nelle nostre scuole. Non tutti lo sanno. Neanche gli amministratori. "Frutta nelle scuole" è un progetto multimilionario (i particolari nel link dell'articolo in alto), con cui l'Unione Europea e il Ministero delle Politiche Agricole, Forestali Ambientali (MIPAF http://www.fruttanellescuole.gov.it/), vogliono favorire il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini. Questo è giustissimo. Le modalità con cui questo viene fatto, ritengo siano, non solo sbagliate e fuorvianti per i nostri figli, ma anche dannose per l'ambiente.
Questa è la confezione di frutta che mio figlio ha di recente portato a casa.
Frutta tagliata in Spagna, dove le condizioni normative permettono anche coltivazioni transgeniche, confezionata a Lecco qualche giorno dopo (la data di confezionamento è il 13 gennaio), recapitata il 22 gennaio, quindi quasi due settimane dopo il taglio. Alcune mie riflessioni di seguito.
L'uva non è frutta di stagione a gennaio. Le condizioni in cui si presentava non ne permettevano ormai il consumo (http://www.ilfattoalimentare.it/frutta-nelle-scuole-fallimento.html). La consegna avviene in porzioni con imballo in plastica, che aumenta i costi di smaltimento dei rifiuti del nostro comune. I produttori non solo non sono sardi, ma neanche italiani. Domanda. E' giusto favorire il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini a queste condizioni? (http://www.ilfattoalimentare.it/frutta-nelle-scuole-un-progetto-fallimentare-che-ha-coinvolto-migliaia-di-studenti-che-senso-ha-dare-due-porzioni-al-giorno.html) Frutta avariata, che percorre migliaia di km prima di arrivare sulle nostre tavole, il tutto finanziato con soldi pubblici? Io mi oppongo fortemente a questo progetto. I dirigenti possono decidere se aderire o meno, anche senza informare le amministrazioni comunali.
Questa è una foto della frutta e della verdura che stamattina in pochi minuti ho tagliato dal mio orto.
Coltivata senza concimi chimici, diserbanti e fitofarmaci. Trasportata con la bicicletta. Quanti produttori certificati abbiamo nel nostro paese che possono fare questo servizio per le scuole? Frutta o verdura fresca, di stagione, locale, senza imballo e di alta qualità. Un messaggio di sostenibilità per i nostri figli tutto sestese. Perchè non lo facciamo domani mattina? Ci lamentiamo che il lavoro ci viene "soffiato" dagli stranieri e poi coi soldi pubblici facciamo in modo che prodotti agricoli spagnoli di pessima qualità, vengano mangiati dai nostri figli. Se fossi agricoltore oggi sarei ancora più arrabbiato del solito. Se le competenze amministrative servono a produrre queste storture, ribadisco il concetto del sindaco laureato (http://fabiousala.blogspot.it/2015/01/un-sindaco-donna-e-laureato-no-un.html). Io voglio che il ministro per l'agricoltura sia un agricoltore e lo voglio subito. 






giovedì 22 gennaio 2015

Un sindaco donna e laureato? No, un sindaco donna e basta!

Il 20 dicembre scrissi su FB “I tempi sono maturi perchè il nostro paese abbia un sindaco donna”. Oggi un articolo de L'Unione Sarda conferma quel mio pensiero. Lo fa però in modo alquanto curioso. Viene citato un sondaggio a cui in questo momento hanno partecipato appena 50 persone, di cui non abbiamo certezza nemmeno sul fatto che siano sestesi (non sono esperto, magari esistono dei filtri per far votare solo gli indirizzi IP sestesi!?!). Ad occuparsi del sondaggio è la ditta Ablativ, molto vicina all'amministrazione di centro sinistra guidata da Aldo Pili. La società ha realizzato il sito web istituzionale del comune di Sestu, ne cura il piano editoriale e di recente ha vinto la gara per la realizzazione del set open data sulla trasparenza dell'attività amministrativa (valore 8 mila euro iva esclusa). Il sondaggio pone otto quesiti (link al sondaggio). Tra le risposte in evidenza c'è appunto l'80% che chiede una donna come sindaco e il 63% che chiede un sindaco  laureato. Sul sindaco laureato nutro qualche perplessità. Premetto che ho tanti amici “dottori” molto in gamba ed intelligenti, quindi lungi da me diffidare in genere della laurea. Per dieci anni abbiamo avuto un sindaco laureato, revisore dei conti, a cui è passato sotto il naso il crack della farmacia comunale senza che si accorgesse praticamente di niente, nonostante i documenti contabili “parlassero” chiaro da diversi anni. Si è dovuti arrivare ad un ulteriore indebitamento e si è dovuto chiedere ai dipendenti di rinunciare a parte del loro stipendio per cercare di scongiurare misure più drastiche come il licenziamento per far destar il bell'addormentato. La laurea non è quindi sempre una garanzia di buoni risultati. Il punto quindi è un altro. La politica può e deve essere di tutti: laureati, diplomati, operai, disoccupati, casalinghe, mamme e papà. Il guazzabuglio di personaggi che la televisione ci presenta davanti oggi mi suggerisce di pensare, che oltre a volerlo donna, vorrei che fosse onesto. Ma pensando ad una donna, mi vengono in mente mia mamma e mia moglie, quindi la sensibilità, la dolcezza, la comprensione, la capacità organizzativa nel gestire la casa, i figli, il marito. Non penserei di certo alla laurea, ma votando una donna avrei comunque di sicuro un sacco di ottime caratteristiche implicite di quell'universo. Un sindaco donna sarebbe un ottimo risultato per Sestu. Le competenze si acquisiscono con la pratica e visti i risultati dei soliti noti, gran parte delle cittadine di Sestu potrebbero tranquillamente fare meglio. Chiudo dicendo che mi incuriosisce sapere perchè L'Unione decide di pubblicare un simile articolo. Quale è il valore giornalistico? Quale è il valore statistico? Penso che in realtà sia un messaggio per i sestesi. "Preparatevi perchè la vera notizia deve ancora arrivare! Abbiamo trovato quello che chiede il sondaggio! A pensar male si fa peccato, però talvolta ci si azzecca.

venerdì 19 dicembre 2014

RIFLESSIONI SULLE STATUE DI MONT'E PRAMA NELL'ATTUALE SOCIETA' SARDA.

Pubblico con molto piacere le acute riflessioni, apparse anche ne L'Unione Sarda del 18 dicembre 2014, dell'amico Antonello Greco sui cosiddetti "Giganti di Monte'e Prama". Lo faccio prima di tutto perchè reputo il dott. Greco persona e tecnico meritevole di stima assoluta. Il suo grande impegno in campo archeologico a favore della nostra comunità non ha forse goduto, fino ad oggi, dello spazio e dell'attenzione che merita. Lo faccio, poi, perchè mi trovo d'accordo con le sue stesse riflessioni. L'onnipresenza dei Quattro Mori in ogni contesto in cui i sardi sono presenti, significa, che con la giusta guida e coordinamento politico, ma non solo, i beni identitari sardi, possono tranquillamente diventare veicolo di promozione e ricchezza, sia culturale che economica, per la nostra nazione, la Sardegna.

Domenica 7 dicembre scorso, valorizzando le “Domeniche al museo” promosse dal Mibact ho potuto per la prima volta osservare le statue di Mont’e Prama nell’attuale, suggestiva, esposizione al Museo archeologico di Cagliari: aveva, finora, ritardato la mia visita una certa personale idiosincrasia per l’abusata definizione di “giganti”, che trovo volutamente “mediatica” e capziosa (basti pensare, dalla tradizionale denominazione di “tombe di giganti” quali e quante fioriture recenti in tema di “isola di giganti”…), tra l’altro neanche corrispondente al vero su un piano dimensionale... Vorrei, invece, soffermarmi su una dimensione sociologica di piena attualità. Domenica sera, una fredda sera di dicembre, il Museo era piacevolmente pieno (certo, era gratis, ma rappresenta in ogni caso un successo, una evidente volontà di conoscenza): la curiosità, l’attenzione, l’interesse, “l’affetto” per gli eroi di pietra erano assolutamente tangibili, inter-generazionali e inter-sociali. Ciò significa dunque che l’approccio mediatico – perseguito anche attraverso la denominazione di “giganti” – ha colto nel segno; e in questo L’Unione sarda con la qualità e la quantità del battage sull’argomento ha senza dubbio un enorme merito. Però, a mio avviso, c’è di più. Si percepisce la volontà, e l’esigenza, diffusa della gente sarda di riconoscersi in un simbolo concreto del proprio passato, ovvero una dimensione identitaria, senza necessariamente prendere la deriva autonomista, indipendentista, sovranista, nazionalitaria o quant’altro (per tacere del presunto “complottismo” circa l’occultamento dei reperti…). Insomma un nuovo-antico simbolo che si associ immediatamente agli amati quattro mori nel connotarci in quanto Sardi e che possa e debba essere valorizzato a tutti i livelli, ovviamente anche istituzionali, nella promozione dell’immagine dell’Isola (possibilmente senza arrivare agli eccessi calabresi dei Bronzi di Riace “animati” in un noto spot pubblicitario di qualche tempo fa…). E in proposito mi sorge un quesito di tipo storico: essendo le statue eroiche di Mont’e Prama un prodotto della civiltà nuragica, ed essendo indubitabilmente la Sardegna l’unica terra che ha espresso la civiltà nuragica in quanto tale, nonostante l’incredibile apporto socio-culturale di Giovanni Lilliu con le sue battaglie sostenute in Consiglio Regionale, le generazioni di politici che si sono avvicendati negli oltre sessant’anni della Regione Autonoma della Sardegna quanto hanno capito, sostenuto e promosso le potenzialità del binomio Sardegna-civiltà delle torri? La mia “datata” esperienza Erasmus a Barcellona mi porta a pensare che con un simile patrimonio i Catalani ne avrebbero fatto un simbolo identitario pressoché onnipresente e degnamente “monetizzato”…

Antonello Greco, insegnante e archeologo – Sestu

giovedì 4 dicembre 2014

RIFIUTI E CONFUSIONE.

Nel 2013 il comune di Sestu ha concluso la procedura di appalto del servizio di igiene urbana e ambientale. Un pacchetto multimilionario della durata di 7 anni, affidato al Consorzio Nazionale Servizi con sede a Bologna e gestito a Sestu attraverso la società Formula Ambiente. Con questo affidamento l'amministrazione ha chiarito che tutto sarebbe stato gestito in maniera idonea, trasparente ed efficiente. In linea di massima io mi sento di esprimere un parere positivo sul lavoro del comune di Sestu. L'assessorato sta mettendo in campo diverse iniziative di sensibilizzazione su tematiche ambientali, l'ecocentro funziona in maniera più che sufficiente a parte qualche intoppo più o meno grave e le percentuali di materie recuperate con la differenziata sono aumentate e quindi anche gli introiti a favore delle casse comunali. L'aria che si respira è però aria di confusione, sia sul web che per le strade. Le persone non sono contente e quando possono cercano scappatoie per conferire quello che non viene ritirato o quello che non si riesce a differenziare. La soluzione che si preferisce seguire, da quello che si vede in giro, sembra essere l'abbandono in campagna, con aggravi di costi per i contribuenti sestesi. Anche il mese scorso la strada che porta all'ecocentro è stata ripulita perchè completamente invasa da discariche a cielo aperto. La stessa questione in altri comuni è oggi gestita anche con le telecamere. Sestu non è l'unica comunità con problemi di questo tipo e un pò ci rincuora. Anche l'opposizione politica, in questo caso rappresentata dai Riformatori, scalpita e trascina il suo elettorato in una petizione popolare contro le recenti modifiche sui conferimenti della carta, che non può più essere ritirata fuori dai bidoni (link comunicato comune di Sestu). Il servizio a parer mio funziona bene ma vorrei fare alcune osservazioni. Parto dal presupposto che nel nostro paese potrebbero potenzialmente arrivare nuovi residenti ogni giorno, quindi chi arriva e vuole contribuire in maniera egregia alla raccolta differenziata deve poter avere un quadro normativo chiaro, in modo che seguendo le regole sia sicuro che i bidoni gli vengano svuotati, i sacchi ritirati e non rischi sanzioni amministrative. Oggi a Sestu, per quanto ho potuto constatare e capire, nonostante il sito istituzionale sia molto limitato per le ricerche, esistono due diversi riferimenti normativi: il capitolato speciale d'appalto (vincolante in quanto parte integrante del contratto) e il regolamento di igiene urbana e ambientale. Ho, però, personalmente contattato l'ufficio servizi tecnologici e l'ecocentro, per entrambi il calendario rappresenta l'unica fonte di riferimento regolamentare. Faccio un paio di esempi specifici per comprendere la confusione che questo tipo di gestione crea.
L'Art. 23 del capitolato d'appalto tratta le modalità di raccolta di carta e cartone e dice quanto segue:
La raccolta della carta e del cartone prodotta dall'utenza domestica, destinati a recupero, sarà
effettuata con frequenza settimanale sulle 2 zone in cui è suddiviso il territorio comunale. La raccolta degli imballaggi in carta e cartone prodotte dall'utenza non domestiche sarà effettuata con frequenza quindicinale su tutto il territorio comunale. Le utenze non domestiche potranno conferire il materiale in cassonetti di loro proprietà e di varia volumetria. I rifiuti saranno conferiti da parte delle utenze per mezzo di mastelli o scatole di cartone, borse di carta e/o confezionati in pacchi legati con lo spago. I rifiuti saranno conferiti da parte delle utenze a bordo strada dopo le ore 22.00 del giorno antecedente la raccolta e prima delle ore 06.00 del giorno dedicato. La raccolta di carta e cartone verrà eseguita in giorni prestabiliti, con inizio alle ore 06.00 e sino ad ultimazione delle operazioni, comunque non oltre le ore 12.00 fatte salve cause di forza maggiore. Il servizio dovrà essere espletato a favore di tutti gli utenti presenti nella zona di raccolta. In presenza di rifiuti non conformi alle tipologie da raccogliere, la ditta appaltatrice non raccoglierà i rifiuti provvedendo all’immediata segnalazione all’Amministrazione Comunale e all’utenza interessata, applicando al contenitore o sacco apposito adesivo di non conformità. Dall’applicazione dell’avviso il rifiuto sarà considerato non conforme e la ditta provvederà a ritirarlo il giorno successivo come rifiuto indifferenziato. In caso di necessità di verifica del contenuto dei sacchi o cassonetti la ditta aggiudicataria metterà a disposizione un addetto ai servizi come previsto alla lettera c. art. 18 del presente Capitolato Speciale d’Appalto. Il servizio di raccolta della frazione in argomento dovrà essere assicurato anche in presenza di condizioni atmosferiche sfavorevoli. E’ fatto divieto alla ditta appaltatrice di fare sostare in luogo di pubblico transito e con continuità l’automezzo adibito alla raccolta/carico/trasporto, salvo posizioni predeterminate e diverse disposizioni concordate di volta in volta con l’Amministrazione Comunale. L’omessa raccolta di sacchi o vuotatura dei contenitori da parte della ditta appaltatrice comporta l’applicazione delle sanzioni previste all’art. 9 “Penalità” del presente Capitolato Speciale d’Appalto e il recupero nella stessa giornata o nella giornata immediatamente successiva.
Se analizzo il regolamento d'igiene urbana e ambientale scopro che è meno specifico ma comunque chiaro negli aspetti più importanti, dice che a Sestu è attiva la raccolta presso il domicilio, che il conferimento può avvenire con sacchi di materiale idoneo (compostabili per l'umido, di plastica per la plastica, di carta per la carta, ecc.) o in contenitori rigidi, applicando modalità e procedure che permettano di incrementare la resa del servizio e la riduzione dei costi di gestione. Secondo il regolamento il gestore deve verificare il tipo di conferimento e deve aiutare e collaborare con l'utente. Per l'umido specifica che i sacchetti devono essere esclusivamente compostabili rispondenti alla norma UNI EN 13432. Le quantità conferite devono essere compatibili con le esigenze di servizio, gli utenti devono poi depositare i rifiuti in sacchetti ben chiusi, o altri contenitori appropriati, nelle aree prospicienti l’abitazione o l’attività e in posizione facilmente raggiungibile dagli addetti alla raccolta. Il regolamento aggiunge che vanno rispettate le norme in esso contenute e le relative ordinanze in materia.
I due testi mi risulta siano riferimenti ufficiali ed operativi in tutti i punti. Nessuno dei due fa riferimento ad ordinanze particolari contenenti modifiche e non rimanda ad ulteriori regolamenti. Non contengono nemmeno divieti o prescrizioni sul colore o la dimensione dei bidoni. Sul conferimento della carta poi il capitolato è estremamente chiaro, aggiungendo in più punti che in caso di mancato ritiro, il giorno successivo si integrerà con un passaggio per il ritiro come rifiuto indifferenziato. Il regolamento è un documento precedente come stesura, rispetto al capitolato. Se io mi trasferisco oggi a Sestu e prendo come riferimento questi due documenti, pubblicati nel sito istituzionale del comune, in pochi casi riuscirò a farmi ritirare i rifiuti presso la mia abitazione.
Questo perchè il cosidetto eco-calendario 2014 introduce delle procedure diverse senza specificare che modificano le norme pre-esistenti. Viene aperto con una presentazione del nuovo servizio: nuovi mezzi anche elettrici, spazzamento in tutte le vie del paese, pulizia caditoie stradali e aree intorno al Rio Matzeu, nuovi bidoni, raccolta pannolini, distribuzione compostiere. Tra gli obiettivi aumentare la differenziata e ridurre il volume dei rifiuti per ridurre i costi.
Fra le nuove norme il calendario impone il conferimento solo nei contenitori e nelle buste in dotazione, non previsto nei documenti normativi.
Il secco verrà ritirato solo con le buste grigie, per l'umido si consente l'utilizzo di buste compostabili e biodegradabili (non sempre compatibili con il compost quindi probabilmente irregolari-leggi link), la plastica nelle buste celesti, il vetro sfuso nel bidone verde, le lattine sfuse nel bidone giallo, la carta all'interno del bidone in dotazione, ecc.
Queste procedure di fatto modificano le norme ufficiali. Quindi mi domando se è regolare operare in questo senso, anche se si fa per migliorare le percentuali di raccolta imposte dalla comunità europea, quindi per evitare sanzioni. Tra l'altro all'indomani dell'appalto si modificano alcune condizioni, che potrebbero portare a sollevare qualche pretesa da parte delle aziende che hanno perso. Io credo che quando si amministrano comunità di 20 mila abitanti, niente si debba lasciare al caso, neanche le banalità. Le inchieste in corso su appalti pregressi e i rinvii a giudizio di alcuni nostri amministratori ne sono la prova.
Preciso, per quanto ho compreso, che le norme molto specifiche non finiscono mai nei regolamenti, in quanto relative a modifiche contingenti e quindi fatte in corso d'opera. Sarebbe secondo me positivo se fosse introdotto un pò di buon senso da parte di chi effettua il servizio. Ad esempio se l'operatore si trova davanti una scatola asciutta in buone condizioni perchè non ritirarla comunque? Oppure perchè non ritirare l'umido che si trova anzichè nel bidone grande per l'esterno, nel bidone piccolo che va sotto il lavello? Se il rifiuto è davanti a casa mia e la quantità conferita è in regola non c'è motivo per dubitare che io sia in regola. A meno che non conferisca 20, 30 buste di umido tutte in una volta. C'è da aggiungere un particolare molto importante. In un comunicato stampa l'amministrazione dice che a Sestu è frequente il fenomeno degli abusivi, cioè quelle persone che riescono ad usufruire del servizio senza pagare. Anche per questo il vincolo specifico dei bidoni col microchip. Vorrei invitare l'assessore a verificare che all'ecocentro chiedano i documenti agli utenti al momento del conferimento, modalità prevista dalle norme, per garantire che chi conferisce sia solo ed esclusivamente residente a Sestu ed in regola con i pagamenti della tassa sui rifiuti. Questa procedura non mi pare sia rispettata. Sarebbe poi interessante vedere i risultati che ha prodotto il questionario sulla raccolta differenziata proposto ai cittadini dagli amministratori (leggi link).
Chiudo questo scritto con la richiesta che a breve termine venga elaborato un regolamento che dia indirizzi certi agli utenti e all'amministrazione, perchè è giusto che chi impone delle regole sia il primo a rispettarle, che le eventuali modifiche siano effettuate attraverso passaggi istituzionali tracciati, trasparenti e che integrino le norme di riferimento senza creare contrasti. I regolamenti pubblicati dovrebbero essere aggiornati in maniera puntuale con le modifiche. Questo per garantire certezza assoluta in caso di sanzione e in caso di proteste da parte degli utenti. Aggiungo che il buon senso come già detto,  non è una norma che può finire dentro i regolamenti, ma che garantisce in certi casi maggiore fluidità del servizio e meno malumori tra la gente. In ogni caso parlarne è sempre la via migliore per la risoluzione anche di piccoli problemi, come forse in questo caso. Buon lavoro a tutti.

sabato 15 novembre 2014

LA COMMISSIONE "imPARI" OPPORTUNITA'.

Stemma comune di Sestu.


"Stasera finalmente (11 novembre 2014-ndr) si è insediata la Commissione Pari Opportunità del comune di Sestu. Auguri di buon lavoro alla presidente Cristina Cristofoli, alla vice presidente Anna Rita Armani, a tutte/i i componenti. Un grazie particolare alle commissarie dell'opposizione, che con la loro presenza hanno garantito il numero legale e permesso così l'inizio delle attività della commissione. C'è molto da fare e anche se il tempo è poco si possono raggiungere buoni risultati che aprano la strada per le attività dei prossimi anni".
Con queste parole l'assessore alle politiche sociali Anna Crisponi condivide col popolo di Facebook, l'entusiasmo per la costituzione della commissione Pari Opportunità. I membri che la compongono sono: Lai Oreste; Armani Anna Rita; Secci Maria Paola; Piras Loretta; Argiolas Elena; Meloni Maria Fedela; Murtas Roberta; Cristofoli Cristina; Cau Alessandra; Liggi Susanna; Carta Letizia. L'ambito di lavoro di riferimento (che nel sito del comune non è riportato per nessuna delle commissioni consiliari permanenti), dovrebbe essere (immagino) quello delle cosiddette "politiche di genere" (condizione della donna nella società) e politiche volte alla tutela dei soggetti "minoritari", cioè potenzialmente in condizione di particolare debolezza nella società. L'organismo costituito è in realtà in una condizione naturale di imparità rispetto agli altri già esistenti, da questo il mio titolo. La giunta Pili è in carica ormai 10 anni. Mancano poco più di sei mesi alle elezioni amministrative del 2015. Quindi, di fatto, questa commissione nasce con 9 anni e sei mesi di possibilità in meno (in termini temporali), di poter esprimere la sua attività e sviluppare le tematiche di riferimento, rispetto alle altre. Se si voleva dare dimostrazione di particolare sensibilità in questo campo, non si è di certo scelta la strategia migliore. La mia opinione, come quella di altre donne che ho intervistato, è che la politica di genere sia una sorta di ghettizzazione della donna. Un pò come le quote rosa o qualsiasi altra iniziativa simile, che finisce in realtà per esprimere il solito potere egemone di politici maschi. Curioso che dia la notizia una donna, che da assessore ha espresso più volte la necessità di aprire dibattiti seri sull'argomento e in certi casi le è pure riuscito. Ancora più curioso che una parte dell'opposizione si sia prestata al gioco, più che altro di natura elettorale, accondiscendendo alla costituzione, anzichè protestare per il solito gioco di prestigio di distrazione popolare. Il mio partito, ProgReS, un partito indipendentista, opera in modo diverso. Suddivide le cariche in maniera equa. Nel direttivo cagliaritano di cui faccio parte, ad esempio, la responsabilità politica è divisa a metà tra un uomo e una donna, garantendo visione e prospettiva di sensibilità diversa. Quella maschile e quella femminile. Un modo concreto per esercitare le pari opportunità. Con queste poche righe esprimo ancora una volta la mia disapprovazione e il mio rammarico per essere amministrato con il solito pressapochismo e la solita approssimazione. La commissione è stata però costituita. Dentro la commissione ci sono delle persone che garantiranno serietà ed onestà, in primis la presidente. A loro va comunque il mio augurio di buon lavoro e la mia stima, questo scritto rappresenta unicamente una critica di natura politica. Vi osserverò con attenzione, buon lavoro.

mercoledì 22 ottobre 2014

La mascherata di Halloween anche a Sestu.

Petizione popolare proposta dai Riformatori Sardi a Sestu.

Più di una volta da cittadino, da politico, da inviato locale mi sono interessato del "problema rifiuti". Si. In Sardegna i rifiuti sono un problema e lo sono da molto. Quello che in altri posti del mondo e in Italia è diventato una risorsa da noi è un problema. Oggi mi preme dire qualcosa sulla petizione dei Riformatori, primo partito a Sestu per voti da anni, relegato all'opposizione da due legislature. Questo documento come altri atteggiamenti spiega questa loro condizione. Un partito primo per voti e che si annoverà tra i riformisti addirittura in campo europeo, non può presentare una petizione talmente insufficiente come proposta. E' inammissibile per chi come me e come il mio partito ProgReS, pone le migliori idee in campo come base per amministrare. L'assessore Manunza, con delega all'ambiente a Sestu, non può poi essere inserita tra le persone che non hanno a cuore la tutela dell'ambiente e tra gli assessori che non hanno tentato, lei tra l'altro in soli due anni e poco più, di portare una ventata di aria fresca in municipio. Ma analizziamo la petizione proposta. Si chiede di firmare per modificare le assurde norme sulla raccolta differenziata, che in realtà è migliorata negli anni, quindi le norme probabilmente non sono poi così assurde. Ma in particolare ci si riferisce alla misura adottata per la gestione della carta, che deve essere interamente conferita all'interno del secchio in dotazione, significa che i grossi volumi devono essere spezzettati e inseriti all'interno. Si evince che in realtà l'unica norma da abolire o modificare è questa. Mi trovo d'accordo, anche se non ho avuto difficoltà a seguirla, visto che l'ecocentro è posizionato all'imboccatura del paese quindi facilmente raggiungibile, ritengo comunque una misura di questo tipo, peggiorativa per il servizio fornito. Va bene. L'assurdo è che i Riformatori, presenti da anni in consiglio regionale, ritengano insufficiente il servizio di raccolta sestese (tra i migliori in Sardegna, nonostante il livello generale sia pressochè basso ed in pochi, compresa Cagliari, non adottano il porta a porta link Sestu comne virtuoso). Per di più questa misura viene collegata al fenomeno di abbandono dei rifiuti in campagna e la serie di proposte fatte per evitarlo è fantosioso e farlocco, una classica azione di distrazione di massa in una fase di avanzata campagna elettorale, in una fase di mascherata ormai tornata attuale anche per la Sardegna. La mascherata di Halloween appunto. Non posso accettare che un partito del 20 e più per cento effettui un'analisi estremamente superficiale di un problema che in realtà avrebbe bisogno di metodi strutturali per essere gestito, partendo appunto dalla Regione. La busta del secco non può e non deve essere ingrandita in un'ottica di auspicata riduzione dei rifiuti, politica applicata ormai in tutto il mondo. E' poi inverosimile collegare le discariche abusive alle dimensioni delle buste del secco, del ritiro dell'olio usato, piuttosto che del bidone rotto o del numero degli abitanti del nucleo familiare per diversi motivi: nel 2006 durante la campagna soriana (farlocca) Sardegna fatti bella, il comune di Sestu spese circa 160 mila euro per ripulire le campagne. I cittadini sestesi all'epoca, non avevano buste giganti, di più, potevano riempire tutte le buste che volevano, di più, non c'erano i controlli stringenti che oggi vengono effettuati sul conferimento, l'altro motivo ricade sulla impossibilità di stabilire chi è che sporca le compagne invase più che altro da risulta di lavorazione edile, rifiuti agricoli, pneumatici e ingombranti. Tra l'altro la via più semplice per i sestesi e neanche tanto sbagliata se si ragiona in termini di Area Vasta, è quella di conferire nei cassonetti cagliaritani e nei depositi delle aziende in cui lavorano. I cassonetti appunto. Personalmente ho intervistato i residenti del quartiere Cortexandra, che da anni aspettano le isole ecologiche e che ancora conferivano nei cassonetti fino al 15 ottobre, data in cui finalmente sono stati rimossi(via i cassonetti da Cortexandra). Denunciavano un continuo via vai di veicoli che dalla 131 arrivava per riempire di rifiuti la zona che risultava puntualmente in emergenza. Quanti di questi veicoli era guidato da sestesi? La mia posizione politica, ormai indipendentista, non è sicuramente vicina alle posizioni di questa amministrazione, ma sicuramente in molti punti è molto vicina alle posizioni dell'assessore Manunza, con cui in più di un'occasione ho potuto confrontarmi. Le carenze e le imperfezioni nel servizio non possono di certo essere migliorate con quel papello insufficiente e carente, che oltrettutto sarebbe preso in carico verosimilmente dalla prossima amministrazione e può al massimo essere considerato come una proposta programmatica da campagna elettorale, scritta in fretta e furia in maniera completamente sbagliata. Non si fa cenno alla riduzione e al riuso ma anzi si chiedono buste più grandi. Non si fa cenno a campagne di comunicazione completamente inesistenti da parte della giunta Pili, per dare il giusto indirizzo politico e i giusti consigli per ridurre la frazione secca. Non si fa cenno all'incentivazione al consumo di prodotti sfusi, all'istituzione, come avviene altrove, di punti di distribuzione di acqua sfusa, di latte sfuso e altri generi alimentari. Oggi anche il pane viene comprato dentro la plastica. Non si fa cenno ai danni ambientali dovuti all'incenerimento del secco indifferenziato. Non si affronta il problema delle abitudini. Si chiede il cambiamento con il consolidamento di comportamenti sbagliati e anti-economici. La vera lotta della petizione doveva essere ai rifiuti che noi non differenziamo. Questo papello è un danno per la nostra comunità e i Riformatori non so se si prenderanno la responsabilità di ritirarlo. Al contrario sono molto contento che la nostra proposta sia stata accolta. Entro l'anno verrà istituita una postazione fissa all'ecocentro per scambiare gli elettrodomestici che decidiamo di cambiare ma che ancora funzionano, ottima soluzione, anche per cambiare l'ottica sull'individuazione del rifiuto. Un prodotto frutto di lavorazione e di consumo di risorse come un elettrodomestico non può e non deve essere considerato rifiuto, i rifiuti, cioè quello che noi non possiamo riusare non deve essere neanche prodotto, ma la regione Sardegna questo discorso chissà quando deciderà di farlo con gli industriali. Avrei preferito vedere pubblicate le proposte di miglioria del servizio da parte delle opposizioni che di fatto niente hanno prodotto. Ma una petizione di cosi basso valore di analisi e di proposta non l'accetto e non si addice ad un partito che da 10 anni dice di voler fare e di poter fare meglio di tutti.

lunedì 16 giugno 2014

STORIE IN PILLOLE.

Foto 1. Proposta di integrazione ai lavori dell'ecocentro comunale.

Foto 2. La comunicazione contenuta nel calendario della raccolta
differenziata 2014, in merito al "Centro per il Recupero e il Riuso.
Una buona notizia.
In data 15 gennaio 2013, nell'ambito dell'attività politica che svolgo come cittadino ed attivista di ProgReS Progetu Repùblica (partito indipendentista), ho inoltrato, con la collaborazione dell'amico Gianluca Argiolas, una "Proposta di integrazione in merito ai lavori di ampliamento dell'ecocentro comunale" secondo la deliberazione della Giunta Municipale n.185 del 15/11/11-lavori per la  costruzione dell'ecocentro comunale II lotto. L'anno scorso durante un incontro pubblico tenuto proprio dalla Giunta al completo compreso il sindaco, ho avuto anche modo di parlare direttamente con l'assessore Manunza, titolare della specifica delega all'Ambiente, cui fa capo anche la gestione dei rifiuti, che espresse grande approvazione in merito alla proposta. Con la suddetta integrazione si chiedeva, nell'ambito dei lavori per il II lotto, di "prevedere un'area per un baratto o semplice ritiro gratuito di beni e materiali ingombranti ancora funzionanti o recuperabili”. La proposta aggiungeva la possibilità, in capo al comune, di realizzare uno spazio pubblicitario sul sito istituzionale, in cui promuovere l'evento e inserire la lista dei beni disponibili in un dato momento. Sestu è un paese in cui l'abbandono dei rifiuti nelle campagne (ma non solo) è un fenomeno altamente diffuso. Questa iniziativa lavorava in un'ottica di riduzione del volume dei rifiuti, di risparmio per i cittadini, ma anche dritta al fenomeno di abbandono, prevedendo magari un piccolo incentivo sul conferimento di beni ancora funzionanti. La nostra amministrazione è arrivata a spendere negli anni passati anche 160 mila euro su base annuale per ripulire le discariche abusive, pensare di dedicare ogni tanto poche risorse a incentivare operazioni virtuose, riteniamo, come cittadini ma anche come partito sia un'ottima idea. La bella notizia è che con la firma del nuovo contratto per la gestione dei RSU, stipulato lo scorso settembre con la società Formula Ambiente, che manterrà la gestione per sette anni, fra le diverse iniziative previste è stata adottata anche la nostra proposta. Nel calendario 2014 per la differenziata c'è scritto che "Entro l'anno sarà attivato a Sestu un "Centro per il Recupero e il Riuso. Piccoli e grandi elettrodomestici vecchi, difettosi o guasti potranno essere controllati ed eventualmente riparati per essere tolti dal ciclo dei rifiuti". Questo è un ottimo esempio di collaborazione fra cittadini, che operano fuori dalle istituzioni e amministratori. Adesso il nostro auspicio è che quello che è stato scritto e comunicato ai cittadini venga realizzato entro la fine di quest' anno. Staremo a vedere.
Foto 3. Una confezione di verdura consegnata nelle scuole.
Una brutta notizia.
Esiste un progetto scolastico istituito dal Ministero delle Politiche Agricole, che si chiama “Frutta nelle scuole” a cui partecipano anche le scuole di Sestu (Anna Frank e Rodari). Fra gli obiettivi del progetto il più importante è quello di incentivare il consumo di frutta da parte dei ragazzi. Un amico mi ha spiegato che la frutta viene consegnata in fette già tagliate riposte in confezioni di polistirolo chiuse col cellophane e distribuita alle scuole da cooperative che vincono appalti su base nazionale, niente di sardo ovviamente. Questo amico mi racconta che un giorno suo figlio ha portato la confezione a casa e  ha potuto rendersi conto che i pezzi di frutta erano in avanzato stato di decomposizione. Fortunatamente c'era lui! Perchè il bambino ingenuamente la stava per mangiare. Questo è molto grave, anche se fosse un episodio isolato. Le mie riserve sul progetto sono diverse. In alcuni casi le scuole di Sestu già forniscono la frutta ai bambini tramite il servizio mensa. Bisognerebbe insegnare e incentivare il consumo di frutta e verdura locale, possibilmente coltivata con sistemi a basso impatto ambientale (ad esempio il biologico) e possibilmente la frutta dovrebbe essere consegnata come colta dagli alberi e non tagliata e confezionata in imballaggi che non ne garantiscono la freschezza  e aumentano il volume di rifiuto indifferenziato, smaltito con metodi altamente inquinanti e dispendiosi per i comuni. Il progetto “Frutta nelle scuole” è in realtà un mega progetto da oltre 15 milioni di euro di investimento pubblico. Corrisponde a 3,4 milioni di pasti (frutta e verdura) da circa 5 euro l'uno e nel nel 2013 ha coinvolto 870 mila bambini in 5000 scuole. Con questi soldi si potrebbe già dare da mangiare pasti completi ai bambini, sani e gratuiti (per mio figlio spendo 2,5 euro per un pranzo). Per questo malloppo sono finite in carcere 11 persone fra dirigenti del ministero e  dipendenti di aziende private, perchè truccavano le gare d'appalto facendole vincere a società “amiche”. L'adesione al progetto è in capo al dirigente scolastico e capita spesso che le amministrazioni comunali non ne sappiano niente. Per quanto mi riguarda, alla luce di quanto  ho scritto, ritengo il progetto “Frutta nelle scuole” un progetto inutile perchè gestito in maniera completamente avulsa dai contesti locali e naturali. Un frutto tagliato a Bari, riempito di acido citrico, imbustato e spedito a 1000 km di distanza non rappresenta ne un giusto insegnamento per i bambini, ne una politica di sobrietà in un momento di crisi per i cittadini, ma bensì il solito sperpero di denaro pubblico che si contorna di storie di ordinaria corruzione. In questi mesi si può rinnovare l'adesione al progetto per il 2014-2015. I dirigenti valutino di non aderire, se si trovano in difficoltà interessino l'amministrazione, fra i consiglieri comunali abbiamo alcuni agricoltori che potrebbero dare dei buoni consigli per iniziative più sane e sostenibili.
Fabio Usala


Link utili
http://www.fruttanellescuole.gov.it/
Frutta nelle scuole: un progetto fallimentare.
Frutta nelle scuole: c'è qualcosa che non va.


giovedì 22 maggio 2014

CTM A SESTU: CHE SIA LA VOLTA BUONA.


(Articolo tratto dal mensile di informazione sestese L'Occhio del Cittadino)
Dalle pagine di questo giornale ho provato a raccontarvi, nei mesi scorsi, quanto si stava tentando di fare, attraverso la costituzione di un comitato ad hoc (Comitato CTM a Sestu), sul fronte del diritto alla mobilità di noi sestesi. Riassumo in breve. Nel marzo del 2013 io e Gianluca Argiolas abbiamo costituito il Comitato. In un mese, per coinvolgere i cittadini in una petizione popolare da indirizzare al comune di Sestu, abbiamo raccolto più di mille firme. Il 6 giugno 2013, a seguito di diversi incontri, con l’amministrazione comunale di Sestu, quella di Elmas, quella di Monserrato, la regione Sardegna, l’ARST ed il CTM, abbiamo organizzato un convegno nell’aula consiliare del municipio di Sestu, a cui hanno partecipato circa 50 persone. Gli unici, fra i tanti incontrati, che hanno deciso di non partecipare sono stati l’ARST e Michele Cossa, sestese, rappresentante della regione, al tempo ancora vice presidente del consiglio. I lavori vanno avanti. Il convegno fa filtrare un raggio di luce nelle tenebre della confusione emersa in questi anni sulla vicenda CTM. Serve il riconoscimento della linea urbana. Il CTM ha già un grande progetto pronto per Sestu con dei bus fiammanti già in moto. La tratta detta “La Direttissima” costerebbe 280 mila euro di bus km (il contributo a carico della regione) e garantirebbe 120 mila km di percorrenza annui ai cittadini, con frequenze negli orari di punta anche sotto i 15 minuti (garantiti dopo il normale periodo di rodaggio). Il problema è risolvibile attraverso l’intervento della regione, che dovrebbe mettere i quattrini, riconoscendo la possibilità di percorrenza al CTM. In molti, compreso il sindaco Pili, non erano al corrente di questo, oppure facevano finta di non sapere. Il primo cittadino sestese presente come ospite ad un convegno sulla mobilità organizzato dai Riformatori, incalzato da una domanda proprio sul CTM, rispose che l'ostacolo all'ingresso di Sestu nel Consorzio (in realtà oggi Spa), sarebbe un ostacolo finanziario, relativamente alla consistenza del capitale sociale e allo statuto dell’azienda di viale Trieste (in seguito alla comparsata al convegno del 6 giugno organizzato dal Comitato, cambierà idea e dirà che dipende dalle amicizie importanti in regione). In realtà sia Pili che Cossa, evidentemente d’accordo, non vogliono che il CTM passi a Sestu. Questo è emerso molto chiaro. Niente paura. In attesa della costituzione della linea della metropolitana (si parla nuovamente del  progetto sul troncone per Sestu) e della tanto agognata azienda unica regionale, ci pensa l’odiato sindaco di Cagliari: Massimo Zedda. In un articolo del 13 novembre 2013 apparso su Casteddu On Line (testata giornalistica che lavora su Internet), il primo cittadino cagliaritano durante il consiglio comunale che discuteva dell’andamento delle società partecipate, tra cui appunto il CTM, si sofferma sul fatto che “Ci sone delle richieste dei comuni di Sestu e di Capoterra che CTM potrebbe soddisfare, in attesa che la regione metta mano al piano trasporti dell’area vasta e finanzi le tratte”. Ne più ne meno di quanto richiesto dal nostro comitato. L’intervento del direttore generale Ezio Castagna col sindaco di Cagliari (promesso durante il convegno tenutosi a Sestu in cui il dg di CTM si è soffermato sulla immobilità della regione nei confronti del nostro paese), è confermato da fonti non ufficiali. Un altro mattone che potrebbe finalmente completare la casa del diritto alla mobilità dei sestesi, è rappresentato dall’elezione in consiglio regionale di Valter Piscedda. Il sindaco di Elmas, grande protagonista della vicenda, così come rappresentato dai precedenti articoli de L’Occhio, ci ha tenuto a farci sapere che gli accordi raggiunti dal nostro comitato col suo comune, anche per favorire i collegamenti intercomunali, per fare fronte unico sulla questione “CTM a Sestu”, saranno mantenuti e rafforzati grazie alla sua presenza in regione. Appena proclamati gli eletti, porterà il problema all’attenzione dell’assessore. Questo è un altro grande risultato del nostro comitato, che fuori dalle istituzioni si impegna più, di chi lavora da anni seduto su comode poltrone. E’ infatti un comportamento maldestro (per usare un eufemismo) quello tenuto dal nostro sindaco. Non si è informato adeguatamente sulle dinamiche tecniche. In data 26 giugno 2013, poi, gli è stata servita un’occasione su un piatto d’argento. Il comitato gli ha semplicemente chiesto di inoltrare una richiesta di incontro congiunto Sestu/Elmas in regione. Nessuna risposta in merito, nonostante il sindaco di Elmas, con la sua nota del 3 luglio si fosse addirittura reso disponibile ad inoltrare lui stesso in regione la richiesta. Senza contare l’atteggiamento dell’onorevole Cossa, atteggiamento molto vicino al completo disinteresse per la questione, come se bastasse la fermata del tram al Policlinico per un paese di 20 mila abitanti. Spostare le competenze da un’azienda che offre un servizio extra urbano (Arst) ad una che offre uno dei migliori servizi urbani in Italia, se non doveroso era quantomeno meritevole di discussione. Peccato. In attesa che la nuova legislatura abbia finalmente inizio, attendiamo gli sviluppi della vicenda con un pizzico in più di speranza e fiducia. Mi soffermo solo un attimo sulle passate consultazioni elettorali. Il dato più importante che è emerso  è sicuramente quello sull’astensionismo. Un sardo su due ha avuto di meglio da fare il 16   febbraio scorso. La fiducia nella classe politica ha probabilmente raggiunto il livello più basso della storia repubblicana, neanche il dopo Tangentopoli consegna una rassegnazione così spiazzante a chi come me è impegnato in politica e la presenza del Movimento 5 Stelle non credo avrebbe sollevato di molto l’affluenza. Un altro dato caratteristico delle campagne elettorali è la confusione sulle proposte programmatiche. Ognuno dice la sua a tutto campo, ma in realtà non c’è mai spazio nel dibattito per provare effettivamente chi ha ragione e chi dice balle. Un sardo oggi è spinto con ogni probabilità a pensare che la zona franca integrale, il miraggio di vivere senza pagare tasse o pagarne molto poche, sia una soluzione alla grave crisi che piega in due la nostra isola. Ma lo stesso sardo che crede nella zona franca, con ogni probabilità non sa come si applica, non sa chi la dovrebbe applicare, non sa quando si deve applicare. In pratica non sa cosa sia! Un fantasma che si è aggirato nelle nostre fantasie per un anno e adesso è svanito nel nulla. E’ bastato un giorno dentro le cabine elettorali per far volatilizzare la chiave del paradiso. Questo è solo un esempio, il più plateale. E ‘ evidente che in molti casi, i grandi slogan solo sono dei bluff, degli specchietti per le allodole. E’ evidente che in un sistema in ginocchio per mancanza di liquidità, l’ipotesi di togliere ulteriore liquidità pensando di favorire  investimenti futuri o rilancio dei consumi è un’ipotesi bislacca. I soldi servono. Magari anziché darli alle banche, dichiarando di essere dei liberali ma poi comportandosi da socialisti, bisognerebbe darli al popolo. Il popolo col portafogli pieno è una garanzia cento volte maggiore di impennata dei consumi, rispetto al miraggio della zona franca. L'astensionismo indica che gli unici ad avere le idee perfettamente chiare sono i cittadini. Il messaggio è chiaro. Basta con le deleghe in bianco. Ma in tanto la campagna elettorale continua, fra un anno si cambia anche a Sestu.


venerdì 13 settembre 2013

TECNICI E POLITICI COL PUC HANNO FALLITO?

Quando si parla di materie tecniche, in questo caso l'urbanistica, è sempre meglio chiarire se si è esperti oppure semplici osservatori. Io premetto, sono un semplice osservatore. Ma non solo. Mi piace anche fare domande e quando penso di aver capito esserci una criticità nell'argomento in questione, azzardo anche delle proposte, delle soluzioni, sempre e solo comunque, mantenendo l'umiltà propria dell'osservatore. Stamattina (13/09/2013), si è tenuto un incontro nell'aula consiliare del comune di Sestu, per presentare un'ulteriore implementazione (per forza di legge), sul cosiddetto sistema "Open Data". Premetto che non ho partecipato all'incontro, ma mi ha dato l'input per parlare di un altro argomento! Mi rivolgo infatti ai tecnici e all'assessore che si occupano di urbanistica, in questo caso per porre una serie di quesiti. Sul portale del comune a proposito dell'evento è stata pubblicata una breve premessa giornalistica (leggete dal link!), in cui si parla della crescita demografica di Sestu, sempre superiore ai trend regionale e provinciale di riferimento. Nel 2012 l'aumento è stato di 145 abitanti. Quello che mi colpisce, però è il confronto con i dati inseriti nel Puc (Piano urbanistico comunale). Il documento conferma esattamente le previsioni di crescita demografica del nostro paese, in maniera superiore rispetto ai dati di tutta le provincia e della regione, come già ho scritto. Il Puc indica 21.391 abitanti per il 2011, 22.202 per il 2012. I dati effettivi sono 19.893 (fonte Istat) per il 2011 e 20.038 per il 2012 (ho ottenuto il dato aggiungendo 145 abitanti di incremento per il 2012, così come indicato dal comunicato, al dato Istat per il 2011). E' evidente un errore di previsione di ben 2000 abitanti al 31 dicembre 2012. Ora riporto il passaggio iniziale della relazione allegata al Puc:

PREMESSA
Il Piano Urbanistico Comunale rappresenta la sintesi effettuata dai sottoscritti Tecnici
incaricati, delle proposte, degli indirizzi, dei contributi e delle osservazioni, forniti a più riprese in
modi diversi (incontri, deliberazione di indirizzi e assemblee pubbliche) dall’Amministrazione
comunale.
Le finalità del P.U.C. sono indirizzate a definire una qualificazione complessiva, sia
dell'aggregato urbano sia del territorio comunale di Sestu, caratterizzandone le specificità (sia per
vocazione sia per indirizzo) al fine di pervenire ad uno sviluppo complessivo che, incoraggiando la
crescita economica e sociale e l’integrazione con il territorio circostante, sia però rispettoso della
cultura e delle tradizioni locali.
Si è proceduto quindi, nella localizzazione delle diverse utilizzazioni del territorio
comunale, a razionalizzare gli indirizzi di scelte urbanistiche delineati (sia su scala sovracomunale
che comunale) armonizzandone gli effetti prodotti.
Si è pertanto suddiviso in quattro grandi aree funzionalmente omogenee, ciascuna con
propria specificità e vocazione, l’intero territorio comunale. Alla specificità di ciascuna è stata
affidata funzione trainante, avendo nel contempo una visione complessiva e di interazione tra le
differenti aree. Questo è nella sostanza il disegno omogeneo che va sotto il nome di Piano
Urbanistico Comunale.

Allego poi di seguito una frase molto significativa, che precede tutta una serie di analisi scientifiche e tecniche sulle previsioni riguardanti la crescita demografica di Sestu, che se vorrete leggere basterà cliccare sul link che allegherò sul fondo dell'articolo, riguardante la relazione allegata al Puc:

4. Fenomeni che sosterranno la crescita economica e demografica del comune di Sestu.

I dati relativi all’incremento della popolazione prevedibile nel Comune di Sestu, per il
periodo di validità del P.U.C., risultano certamente affidabili in relazione a tutta una serie di fattori
di sviluppo già in atto. (I tecnici sono quindi convinti che i dati di previsione siano decisamente precisi).

I quesiti che vorrei rivolgere a tecnici, politici e pensatori della materia, anche per alimentare un dibattito costruttivo sulla materia sono i seguenti:
In virtù di quello che ho scritto sopra, si evince con molta semplicità, l'importanza della programmazione che sta alla base del piano urbanistico. L'amministrazione comunale, analizzando i dati effettivi sulla popolazione, non ritiene necessario apportare delle modifiche alle scelte prese o quantomeno soffermarsi attraverso incontri e dibattiti anche pubblici con la popolazione sull'argomento, anzichè tacere sul merito?
In relazione alle affermazioni della relazione allegata al Puc, riguardanti, la crescita economica, l'integrazione sociale interna, l'integrazione con il territorio circostante, la qualificazione complessiva e lo sviluppo della comunità, non pensa l'amministrazione, o meglio, è lecito pensare che questi auspici e previsioni, siano inficiati dall'andamento demografico posto alla base della effettiva valenza del piano, che si, presenta un andamento positivo, ma non sufficiente a garantire la spinta necessaria per realizzare gli eventi suesposti?

Ringrazio chi vorrà chiarirmi le idee e partecipare alla discussione.
http://www.comune.sestu.ca.it/notizie/news/comune-sestu-sempre-piu-giovane-sempre-piu-trasparente
Relazione allegata al Puc

mercoledì 11 settembre 2013

MOSTRA ALLA PRO LOCO DI SESTU: ABITI TRADIZIONALI MA NON SOLO.

Dal 2 al 29 settembre 2013 presso la Pro Loco di Sestu si può ammirare una splendida collezione di abiti popolari sestesi, accessori come gli scialli, utensili e tutto quello che alcuni cittadini hanno deciso di voler condividere col resto del paese, oltre a tutto quello che è già nella disponibilità della Pro Loco. All'ingresso dei locali in via Roma, l'accoglienza è resa speciale dall'ospitalità dei volontari, che con la loro passione per i costumi sardi animano e rendono possibili queste manifestazioni. Il percorso della mostra si svolge lungo un cammino circolare, in cui si entra in diversi contesti tipici sardi, tutti animati da ricche scenografie, in parte realizzate ex novo nei due mesi di duro lavoro che hanno preceduto l'inaugurazione della mostra, a cui ha partecipato anche l'assessore alla cultura Roberto Bullitta. Suggestivi anche i dipinti che arricchiscono le scenografie, realizzati interamente da Francesco Pitzanti e Carlo Spiga ed anche le diverse gigantografie ricavate da antiche fotografie, provenienti da collezioni private. Per la condivisione di antiche immagini che ritraggono luoghi e personaggi della Sestu del passato e del presente, è nata un'apposita pagina su Facebook (Sestu per Immagini tra Passato e Presente), il cui amministratore risulta essere proprio l'assessore Bullitta, che interrogato promette una mostra anche di questo materiale, che a quanto si può notare sulla pagina del social network, è ricco e di ottima qualità. L'interesse della cittadinanza in questo ambito è decisamente alto. I visitatori della mostra allestita alla Pro Loco in questi giorni, hanno già superato il migliaio ed io stesso son rimasto affascinato ed invito chi non l'avesse ancora fatto, ad andare a visitarla. Il messaggio degli organizzatori, primo fra tutti il presidente dell'associazione Mario Ziulu, è quello di riuscire a trasferire ai giovani (con la riapertura delle scuole saranno previste subito delle visite guidate), la passione e l'interesse per tutte le cose che riguardano la nostra storia passata, in questo caso gli abiti tradizionali. All'ingresso della sala in cui è possibile ammirare la mostra, è esposta una targa in rame realizzata dalla cooperativa La Comunità di Sestu e commissionata dall'amministrazione comunale. La targa verrà donata a papa Francesco in occasione della sua visita pastorale in Sardegna.

La targa che verrà donata a papa Bergoglio.


Una riproduzione della Santa Messa, in cui si può ammirare la varietà dei vestiti.

Su castadori (il guardiano delle vigne) sullo sfondo. Il murales è stato realizzato da Carlo Spiga per l'occasione.

 Seduta la donna oristanese dei mostaccioli.


La processione di ferragosto per l'ascensione della Madonna.


Muccadoris


Il comando dei Carabinieri. Sulla sinistra il mobile dell'archivio, nei sei cassetti in alto i documenti dell'anno in corso, nei sei in basso l'anno precedente.


Muccadoris a scialli.

S'arretrattori (fotografo)


Su cumbidu, tipico po sa coja.


Su caffè cun is Pistoccus.

Su giaccu a pizzicorrus(corpetto)

Gigantografie di foto d'epoca.


Sa safata cun su rosoliu (vassoio e liquori)


Il confessionale è stato interamente realizzato per l'occasione. Il piccolo curioso avrà da raccontare qualcosa in paese.

Sa sposa.

Sullo sfondo il dipinto di Francesco Pitzanti.
Particolare di un bimbo vestito con gli abiti di Sant'Ignazio e una bimba con quelli di Santa Rita, fatto per proteggerli dai malanni più o meno gravi.