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| Petizione popolare proposta dai Riformatori Sardi a Sestu. |
mercoledì 22 ottobre 2014
La mascherata di Halloween anche a Sestu.
lunedì 16 giugno 2014
STORIE IN PILLOLE.
| Foto 1. Proposta di integrazione ai lavori dell'ecocentro comunale. |
| Foto 2. La comunicazione contenuta nel calendario della raccolta differenziata 2014, in merito al "Centro per il Recupero e il Riuso. |
In data 15 gennaio 2013, nell'ambito dell'attività politica che svolgo come cittadino ed attivista di ProgReS Progetu Repùblica (partito indipendentista), ho inoltrato, con la collaborazione dell'amico Gianluca Argiolas, una "Proposta di integrazione in merito ai lavori di ampliamento dell'ecocentro comunale" secondo la deliberazione della Giunta Municipale n.185 del 15/11/11-lavori per la costruzione dell'ecocentro comunale II lotto. L'anno scorso durante un incontro pubblico tenuto proprio dalla Giunta al completo compreso il sindaco, ho avuto anche modo di parlare direttamente con l'assessore Manunza, titolare della specifica delega all'Ambiente, cui fa capo anche la gestione dei rifiuti, che espresse grande approvazione in merito alla proposta. Con la suddetta integrazione si chiedeva, nell'ambito dei lavori per il II lotto, di "prevedere un'area per un baratto o semplice ritiro gratuito di beni e materiali ingombranti ancora funzionanti o recuperabili”. La proposta aggiungeva la possibilità, in capo al comune, di realizzare uno spazio pubblicitario sul sito istituzionale, in cui promuovere l'evento e inserire la lista dei beni disponibili in un dato momento. Sestu è un paese in cui l'abbandono dei rifiuti nelle campagne (ma non solo) è un fenomeno altamente diffuso. Questa iniziativa lavorava in un'ottica di riduzione del volume dei rifiuti, di risparmio per i cittadini, ma anche dritta al fenomeno di abbandono, prevedendo magari un piccolo incentivo sul conferimento di beni ancora funzionanti. La nostra amministrazione è arrivata a spendere negli anni passati anche 160 mila euro su base annuale per ripulire le discariche abusive, pensare di dedicare ogni tanto poche risorse a incentivare operazioni virtuose, riteniamo, come cittadini ma anche come partito sia un'ottima idea. La bella notizia è che con la firma del nuovo contratto per la gestione dei RSU, stipulato lo scorso settembre con la società Formula Ambiente, che manterrà la gestione per sette anni, fra le diverse iniziative previste è stata adottata anche la nostra proposta. Nel calendario 2014 per la differenziata c'è scritto che "Entro l'anno sarà attivato a Sestu un "Centro per il Recupero e il Riuso. Piccoli e grandi elettrodomestici vecchi, difettosi o guasti potranno essere controllati ed eventualmente riparati per essere tolti dal ciclo dei rifiuti". Questo è un ottimo esempio di collaborazione fra cittadini, che operano fuori dalle istituzioni e amministratori. Adesso il nostro auspicio è che quello che è stato scritto e comunicato ai cittadini venga realizzato entro la fine di quest' anno. Staremo a vedere.
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| Foto 3. Una confezione di verdura consegnata nelle scuole. |
Esiste un progetto scolastico istituito dal Ministero delle Politiche Agricole, che si chiama “Frutta nelle scuole” a cui partecipano anche le scuole di Sestu (Anna Frank e Rodari). Fra gli obiettivi del progetto il più importante è quello di incentivare il consumo di frutta da parte dei ragazzi. Un amico mi ha spiegato che la frutta viene consegnata in fette già tagliate riposte in confezioni di polistirolo chiuse col cellophane e distribuita alle scuole da cooperative che vincono appalti su base nazionale, niente di sardo ovviamente. Questo amico mi racconta che un giorno suo figlio ha portato la confezione a casa e ha potuto rendersi conto che i pezzi di frutta erano in avanzato stato di decomposizione. Fortunatamente c'era lui! Perchè il bambino ingenuamente la stava per mangiare. Questo è molto grave, anche se fosse un episodio isolato. Le mie riserve sul progetto sono diverse. In alcuni casi le scuole di Sestu già forniscono la frutta ai bambini tramite il servizio mensa. Bisognerebbe insegnare e incentivare il consumo di frutta e verdura locale, possibilmente coltivata con sistemi a basso impatto ambientale (ad esempio il biologico) e possibilmente la frutta dovrebbe essere consegnata come colta dagli alberi e non tagliata e confezionata in imballaggi che non ne garantiscono la freschezza e aumentano il volume di rifiuto indifferenziato, smaltito con metodi altamente inquinanti e dispendiosi per i comuni. Il progetto “Frutta nelle scuole” è in realtà un mega progetto da oltre 15 milioni di euro di investimento pubblico. Corrisponde a 3,4 milioni di pasti (frutta e verdura) da circa 5 euro l'uno e nel nel 2013 ha coinvolto 870 mila bambini in 5000 scuole. Con questi soldi si potrebbe già dare da mangiare pasti completi ai bambini, sani e gratuiti (per mio figlio spendo 2,5 euro per un pranzo). Per questo malloppo sono finite in carcere 11 persone fra dirigenti del ministero e dipendenti di aziende private, perchè truccavano le gare d'appalto facendole vincere a società “amiche”. L'adesione al progetto è in capo al dirigente scolastico e capita spesso che le amministrazioni comunali non ne sappiano niente. Per quanto mi riguarda, alla luce di quanto ho scritto, ritengo il progetto “Frutta nelle scuole” un progetto inutile perchè gestito in maniera completamente avulsa dai contesti locali e naturali. Un frutto tagliato a Bari, riempito di acido citrico, imbustato e spedito a 1000 km di distanza non rappresenta ne un giusto insegnamento per i bambini, ne una politica di sobrietà in un momento di crisi per i cittadini, ma bensì il solito sperpero di denaro pubblico che si contorna di storie di ordinaria corruzione. In questi mesi si può rinnovare l'adesione al progetto per il 2014-2015. I dirigenti valutino di non aderire, se si trovano in difficoltà interessino l'amministrazione, fra i consiglieri comunali abbiamo alcuni agricoltori che potrebbero dare dei buoni consigli per iniziative più sane e sostenibili.
Fabio Usala
Link utili
http://www.fruttanellescuole.gov.it/
Frutta nelle scuole: un progetto fallimentare.
Frutta nelle scuole: c'è qualcosa che non va.
giovedì 22 maggio 2014
CTM A SESTU: CHE SIA LA VOLTA BUONA.
(Articolo tratto dal mensile di informazione sestese L'Occhio del Cittadino)
Dalle pagine di questo giornale ho provato a raccontarvi, nei mesi scorsi, quanto si stava tentando di fare, attraverso la costituzione di un comitato ad hoc (Comitato CTM a Sestu), sul fronte del diritto alla mobilità di noi sestesi. Riassumo in breve. Nel marzo del 2013 io e Gianluca Argiolas abbiamo costituito il Comitato. In un mese, per coinvolgere i cittadini in una petizione popolare da indirizzare al comune di Sestu, abbiamo raccolto più di mille firme. Il 6 giugno 2013, a seguito di diversi incontri, con l’amministrazione comunale di Sestu, quella di Elmas, quella di Monserrato, la regione Sardegna, l’ARST ed il CTM, abbiamo organizzato un convegno nell’aula consiliare del municipio di Sestu, a cui hanno partecipato circa 50 persone. Gli unici, fra i tanti incontrati, che hanno deciso di non partecipare sono stati l’ARST e Michele Cossa, sestese, rappresentante della regione, al tempo ancora vice presidente del consiglio. I lavori vanno avanti. Il convegno fa filtrare un raggio di luce nelle tenebre della confusione emersa in questi anni sulla vicenda CTM. Serve il riconoscimento della linea urbana. Il CTM ha già un grande progetto pronto per Sestu con dei bus fiammanti già in moto. La tratta detta “La Direttissima” costerebbe 280 mila euro di bus km (il contributo a carico della regione) e garantirebbe 120 mila km di percorrenza annui ai cittadini, con frequenze negli orari di punta anche sotto i 15 minuti (garantiti dopo il normale periodo di rodaggio). Il problema è risolvibile attraverso l’intervento della regione, che dovrebbe mettere i quattrini, riconoscendo la possibilità di percorrenza al CTM. In molti, compreso il sindaco Pili, non erano al corrente di questo, oppure facevano finta di non sapere. Il primo cittadino sestese presente come ospite ad un convegno sulla mobilità organizzato dai Riformatori, incalzato da una domanda proprio sul CTM, rispose che l'ostacolo all'ingresso di Sestu nel Consorzio (in realtà oggi Spa), sarebbe un ostacolo finanziario, relativamente alla consistenza del capitale sociale e allo statuto dell’azienda di viale Trieste (in seguito alla comparsata al convegno del 6 giugno organizzato dal Comitato, cambierà idea e dirà che dipende dalle amicizie importanti in regione). In realtà sia Pili che Cossa, evidentemente d’accordo, non vogliono che il CTM passi a Sestu. Questo è emerso molto chiaro. Niente paura. In attesa della costituzione della linea della metropolitana (si parla nuovamente del progetto sul troncone per Sestu) e della tanto agognata azienda unica regionale, ci pensa l’odiato sindaco di Cagliari: Massimo Zedda. In un articolo del 13 novembre 2013 apparso su Casteddu On Line (testata giornalistica che lavora su Internet), il primo cittadino cagliaritano durante il consiglio comunale che discuteva dell’andamento delle società partecipate, tra cui appunto il CTM, si sofferma sul fatto che “Ci sone delle richieste dei comuni di Sestu e di Capoterra che CTM potrebbe soddisfare, in attesa che la regione metta mano al piano trasporti dell’area vasta e finanzi le tratte”. Ne più ne meno di quanto richiesto dal nostro comitato. L’intervento del direttore generale Ezio Castagna col sindaco di Cagliari (promesso durante il convegno tenutosi a Sestu in cui il dg di CTM si è soffermato sulla immobilità della regione nei confronti del nostro paese), è confermato da fonti non ufficiali. Un altro mattone che potrebbe finalmente completare la casa del diritto alla mobilità dei sestesi, è rappresentato dall’elezione in consiglio regionale di Valter Piscedda. Il sindaco di Elmas, grande protagonista della vicenda, così come rappresentato dai precedenti articoli de L’Occhio, ci ha tenuto a farci sapere che gli accordi raggiunti dal nostro comitato col suo comune, anche per favorire i collegamenti intercomunali, per fare fronte unico sulla questione “CTM a Sestu”, saranno mantenuti e rafforzati grazie alla sua presenza in regione. Appena proclamati gli eletti, porterà il problema all’attenzione dell’assessore. Questo è un altro grande risultato del nostro comitato, che fuori dalle istituzioni si impegna più, di chi lavora da anni seduto su comode poltrone. E’ infatti un comportamento maldestro (per usare un eufemismo) quello tenuto dal nostro sindaco. Non si è informato adeguatamente sulle dinamiche tecniche. In data 26 giugno 2013, poi, gli è stata servita un’occasione su un piatto d’argento. Il comitato gli ha semplicemente chiesto di inoltrare una richiesta di incontro congiunto Sestu/Elmas in regione. Nessuna risposta in merito, nonostante il sindaco di Elmas, con la sua nota del 3 luglio si fosse addirittura reso disponibile ad inoltrare lui stesso in regione la richiesta. Senza contare l’atteggiamento dell’onorevole Cossa, atteggiamento molto vicino al completo disinteresse per la questione, come se bastasse la fermata del tram al Policlinico per un paese di 20 mila abitanti. Spostare le competenze da un’azienda che offre un servizio extra urbano (Arst) ad una che offre uno dei migliori servizi urbani in Italia, se non doveroso era quantomeno meritevole di discussione. Peccato. In attesa che la nuova legislatura abbia finalmente inizio, attendiamo gli sviluppi della vicenda con un pizzico in più di speranza e fiducia. Mi soffermo solo un attimo sulle passate consultazioni elettorali. Il dato più importante che è emerso è sicuramente quello sull’astensionismo. Un sardo su due ha avuto di meglio da fare il 16 febbraio scorso. La fiducia nella classe politica ha probabilmente raggiunto il livello più basso della storia repubblicana, neanche il dopo Tangentopoli consegna una rassegnazione così spiazzante a chi come me è impegnato in politica e la presenza del Movimento 5 Stelle non credo avrebbe sollevato di molto l’affluenza. Un altro dato caratteristico delle campagne elettorali è la confusione sulle proposte programmatiche. Ognuno dice la sua a tutto campo, ma in realtà non c’è mai spazio nel dibattito per provare effettivamente chi ha ragione e chi dice balle. Un sardo oggi è spinto con ogni probabilità a pensare che la zona franca integrale, il miraggio di vivere senza pagare tasse o pagarne molto poche, sia una soluzione alla grave crisi che piega in due la nostra isola. Ma lo stesso sardo che crede nella zona franca, con ogni probabilità non sa come si applica, non sa chi la dovrebbe applicare, non sa quando si deve applicare. In pratica non sa cosa sia! Un fantasma che si è aggirato nelle nostre fantasie per un anno e adesso è svanito nel nulla. E’ bastato un giorno dentro le cabine elettorali per far volatilizzare la chiave del paradiso. Questo è solo un esempio, il più plateale. E ‘ evidente che in molti casi, i grandi slogan solo sono dei bluff, degli specchietti per le allodole. E’ evidente che in un sistema in ginocchio per mancanza di liquidità, l’ipotesi di togliere ulteriore liquidità pensando di favorire investimenti futuri o rilancio dei consumi è un’ipotesi bislacca. I soldi servono. Magari anziché darli alle banche, dichiarando di essere dei liberali ma poi comportandosi da socialisti, bisognerebbe darli al popolo. Il popolo col portafogli pieno è una garanzia cento volte maggiore di impennata dei consumi, rispetto al miraggio della zona franca. L'astensionismo indica che gli unici ad avere le idee perfettamente chiare sono i cittadini. Il messaggio è chiaro. Basta con le deleghe in bianco. Ma in tanto la campagna elettorale continua, fra un anno si cambia anche a Sestu.venerdì 13 settembre 2013
TECNICI E POLITICI COL PUC HANNO FALLITO?
Quando si parla di materie tecniche, in questo caso l'urbanistica, è sempre meglio chiarire se si è esperti oppure semplici osservatori. Io premetto, sono un semplice osservatore. Ma non solo. Mi piace anche fare domande e quando penso di aver capito esserci una criticità nell'argomento in questione, azzardo anche delle proposte, delle soluzioni, sempre e solo comunque, mantenendo l'umiltà propria dell'osservatore. Stamattina (13/09/2013), si è tenuto un incontro nell'aula consiliare del comune di Sestu, per presentare un'ulteriore implementazione (per forza di legge), sul cosiddetto sistema "Open Data". Premetto che non ho partecipato all'incontro, ma mi ha dato l'input per parlare di un altro argomento! Mi rivolgo infatti ai tecnici e all'assessore che si occupano di urbanistica, in questo caso per porre una serie di quesiti. Sul portale del comune a proposito dell'evento è stata pubblicata una breve premessa giornalistica (leggete dal link!), in cui si parla della crescita demografica di Sestu, sempre superiore ai trend regionale e provinciale di riferimento. Nel 2012 l'aumento è stato di 145 abitanti. Quello che mi colpisce, però è il confronto con i dati inseriti nel Puc (Piano urbanistico comunale). Il documento conferma esattamente le previsioni di crescita demografica del nostro paese, in maniera superiore rispetto ai dati di tutta le provincia e della regione, come già ho scritto. Il Puc indica 21.391 abitanti per il 2011, 22.202 per il 2012. I dati effettivi sono 19.893 (fonte Istat) per il 2011 e 20.038 per il 2012 (ho ottenuto il dato aggiungendo 145 abitanti di incremento per il 2012, così come indicato dal comunicato, al dato Istat per il 2011). E' evidente un errore di previsione di ben 2000 abitanti al 31 dicembre 2012. Ora riporto il passaggio iniziale della relazione allegata al Puc:
PREMESSA
Il Piano Urbanistico Comunale rappresenta la sintesi effettuata dai sottoscritti Tecnici
incaricati, delle proposte, degli indirizzi, dei contributi e delle osservazioni, forniti a più riprese in
modi diversi (incontri, deliberazione di indirizzi e assemblee pubbliche) dall’Amministrazione
comunale.
Le finalità del P.U.C. sono indirizzate a definire una qualificazione complessiva, sia
dell'aggregato urbano sia del territorio comunale di Sestu, caratterizzandone le specificità (sia per
vocazione sia per indirizzo) al fine di pervenire ad uno sviluppo complessivo che, incoraggiando la
crescita economica e sociale e l’integrazione con il territorio circostante, sia però rispettoso della
cultura e delle tradizioni locali.
Si è proceduto quindi, nella localizzazione delle diverse utilizzazioni del territorio
comunale, a razionalizzare gli indirizzi di scelte urbanistiche delineati (sia su scala sovracomunale
che comunale) armonizzandone gli effetti prodotti.
Si è pertanto suddiviso in quattro grandi aree funzionalmente omogenee, ciascuna con
propria specificità e vocazione, l’intero territorio comunale. Alla specificità di ciascuna è stata
affidata funzione trainante, avendo nel contempo una visione complessiva e di interazione tra le
differenti aree. Questo è nella sostanza il disegno omogeneo che va sotto il nome di Piano
Urbanistico Comunale.
Allego poi di seguito una frase molto significativa, che precede tutta una serie di analisi scientifiche e tecniche sulle previsioni riguardanti la crescita demografica di Sestu, che se vorrete leggere basterà cliccare sul link che allegherò sul fondo dell'articolo, riguardante la relazione allegata al Puc:
4. Fenomeni che sosterranno la crescita economica e demografica del comune di Sestu.
I dati relativi all’incremento della popolazione prevedibile nel Comune di Sestu, per il
periodo di validità del P.U.C., risultano certamente affidabili in relazione a tutta una serie di fattori
di sviluppo già in atto. (I tecnici sono quindi convinti che i dati di previsione siano decisamente precisi).
I quesiti che vorrei rivolgere a tecnici, politici e pensatori della materia, anche per alimentare un dibattito costruttivo sulla materia sono i seguenti:
In virtù di quello che ho scritto sopra, si evince con molta semplicità, l'importanza della programmazione che sta alla base del piano urbanistico. L'amministrazione comunale, analizzando i dati effettivi sulla popolazione, non ritiene necessario apportare delle modifiche alle scelte prese o quantomeno soffermarsi attraverso incontri e dibattiti anche pubblici con la popolazione sull'argomento, anzichè tacere sul merito?
In relazione alle affermazioni della relazione allegata al Puc, riguardanti, la crescita economica, l'integrazione sociale interna, l'integrazione con il territorio circostante, la qualificazione complessiva e lo sviluppo della comunità, non pensa l'amministrazione, o meglio, è lecito pensare che questi auspici e previsioni, siano inficiati dall'andamento demografico posto alla base della effettiva valenza del piano, che si, presenta un andamento positivo, ma non sufficiente a garantire la spinta necessaria per realizzare gli eventi suesposti?
Ringrazio chi vorrà chiarirmi le idee e partecipare alla discussione.
http://www.comune.sestu.ca.it/notizie/news/comune-sestu-sempre-piu-giovane-sempre-piu-trasparente
Relazione allegata al Puc
PREMESSA
Il Piano Urbanistico Comunale rappresenta la sintesi effettuata dai sottoscritti Tecnici
incaricati, delle proposte, degli indirizzi, dei contributi e delle osservazioni, forniti a più riprese in
modi diversi (incontri, deliberazione di indirizzi e assemblee pubbliche) dall’Amministrazione
comunale.
Le finalità del P.U.C. sono indirizzate a definire una qualificazione complessiva, sia
dell'aggregato urbano sia del territorio comunale di Sestu, caratterizzandone le specificità (sia per
vocazione sia per indirizzo) al fine di pervenire ad uno sviluppo complessivo che, incoraggiando la
crescita economica e sociale e l’integrazione con il territorio circostante, sia però rispettoso della
cultura e delle tradizioni locali.
Si è proceduto quindi, nella localizzazione delle diverse utilizzazioni del territorio
comunale, a razionalizzare gli indirizzi di scelte urbanistiche delineati (sia su scala sovracomunale
che comunale) armonizzandone gli effetti prodotti.
Si è pertanto suddiviso in quattro grandi aree funzionalmente omogenee, ciascuna con
propria specificità e vocazione, l’intero territorio comunale. Alla specificità di ciascuna è stata
affidata funzione trainante, avendo nel contempo una visione complessiva e di interazione tra le
differenti aree. Questo è nella sostanza il disegno omogeneo che va sotto il nome di Piano
Urbanistico Comunale.
Allego poi di seguito una frase molto significativa, che precede tutta una serie di analisi scientifiche e tecniche sulle previsioni riguardanti la crescita demografica di Sestu, che se vorrete leggere basterà cliccare sul link che allegherò sul fondo dell'articolo, riguardante la relazione allegata al Puc:
4. Fenomeni che sosterranno la crescita economica e demografica del comune di Sestu.
I dati relativi all’incremento della popolazione prevedibile nel Comune di Sestu, per il
periodo di validità del P.U.C., risultano certamente affidabili in relazione a tutta una serie di fattori
di sviluppo già in atto. (I tecnici sono quindi convinti che i dati di previsione siano decisamente precisi).
I quesiti che vorrei rivolgere a tecnici, politici e pensatori della materia, anche per alimentare un dibattito costruttivo sulla materia sono i seguenti:
In virtù di quello che ho scritto sopra, si evince con molta semplicità, l'importanza della programmazione che sta alla base del piano urbanistico. L'amministrazione comunale, analizzando i dati effettivi sulla popolazione, non ritiene necessario apportare delle modifiche alle scelte prese o quantomeno soffermarsi attraverso incontri e dibattiti anche pubblici con la popolazione sull'argomento, anzichè tacere sul merito?
In relazione alle affermazioni della relazione allegata al Puc, riguardanti, la crescita economica, l'integrazione sociale interna, l'integrazione con il territorio circostante, la qualificazione complessiva e lo sviluppo della comunità, non pensa l'amministrazione, o meglio, è lecito pensare che questi auspici e previsioni, siano inficiati dall'andamento demografico posto alla base della effettiva valenza del piano, che si, presenta un andamento positivo, ma non sufficiente a garantire la spinta necessaria per realizzare gli eventi suesposti?
Ringrazio chi vorrà chiarirmi le idee e partecipare alla discussione.
http://www.comune.sestu.ca.it/notizie/news/comune-sestu-sempre-piu-giovane-sempre-piu-trasparente
Relazione allegata al Puc
mercoledì 11 settembre 2013
MOSTRA ALLA PRO LOCO DI SESTU: ABITI TRADIZIONALI MA NON SOLO.
Dal 2 al 29 settembre 2013 presso la Pro Loco di Sestu si può ammirare una splendida collezione di abiti popolari sestesi, accessori come gli scialli, utensili e tutto quello che alcuni cittadini hanno deciso di voler condividere col resto del paese, oltre a tutto quello che è già nella disponibilità della Pro Loco. All'ingresso dei locali in via Roma, l'accoglienza è resa speciale dall'ospitalità dei volontari, che con la loro passione per i costumi sardi animano e rendono possibili queste manifestazioni. Il percorso della mostra si svolge lungo un cammino circolare, in cui si entra in diversi contesti tipici sardi, tutti animati da ricche scenografie, in parte realizzate ex novo nei due mesi di duro lavoro che hanno preceduto l'inaugurazione della mostra, a cui ha partecipato anche l'assessore alla cultura Roberto Bullitta. Suggestivi anche i dipinti che arricchiscono le scenografie, realizzati interamente da Francesco Pitzanti e Carlo Spiga ed anche le diverse gigantografie ricavate da antiche fotografie, provenienti da collezioni private. Per la condivisione di antiche immagini che ritraggono luoghi e personaggi della Sestu del passato e del presente, è nata un'apposita pagina su Facebook (Sestu per Immagini tra Passato e Presente), il cui amministratore risulta essere proprio l'assessore Bullitta, che interrogato promette una mostra anche di questo materiale, che a quanto si può notare sulla pagina del social network, è ricco e di ottima qualità. L'interesse della cittadinanza in questo ambito è decisamente alto. I visitatori della mostra allestita alla Pro Loco in questi giorni, hanno già superato il migliaio ed io stesso son rimasto affascinato ed invito chi non l'avesse ancora fatto, ad andare a visitarla. Il messaggio degli organizzatori, primo fra tutti il presidente dell'associazione Mario Ziulu, è quello di riuscire a trasferire ai giovani (con la riapertura delle scuole saranno previste subito delle visite guidate), la passione e l'interesse per tutte le cose che riguardano la nostra storia passata, in questo caso gli abiti tradizionali. All'ingresso della sala in cui è possibile ammirare la mostra, è esposta una targa in rame realizzata dalla cooperativa La Comunità di Sestu e commissionata dall'amministrazione comunale. La targa verrà donata a papa Francesco in occasione della sua visita pastorale in Sardegna.
| La targa che verrà donata a papa Bergoglio. |
| Una riproduzione della Santa Messa, in cui si può ammirare la varietà dei vestiti. |
| Su castadori (il guardiano delle vigne) sullo sfondo. Il murales è stato realizzato da Carlo Spiga per l'occasione. |
| Seduta la donna oristanese dei mostaccioli. |
| La processione di ferragosto per l'ascensione della Madonna. |
| Muccadoris |
| Il comando dei Carabinieri. Sulla sinistra il mobile dell'archivio, nei sei cassetti in alto i documenti dell'anno in corso, nei sei in basso l'anno precedente. |
| Muccadoris a scialli. |
| S'arretrattori (fotografo) |
| Su cumbidu, tipico po sa coja. |
| Su caffè cun is Pistoccus. |
| Su giaccu a pizzicorrus(corpetto) |
| Gigantografie di foto d'epoca. |
| Sa safata cun su rosoliu (vassoio e liquori) |
| Il confessionale è stato interamente realizzato per l'occasione. Il piccolo curioso avrà da raccontare qualcosa in paese. |
| Sa sposa. |
| Sullo sfondo il dipinto di Francesco Pitzanti. |
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| Particolare di un bimbo vestito con gli abiti di Sant'Ignazio e una bimba con quelli di Santa Rita, fatto per proteggerli dai malanni più o meno gravi. |
giovedì 5 settembre 2013
SUL PIANO DI SVILUPPO AEROPORTUALE (PSA) AL MAMELI DI ELMAS.
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| Veduta aerea dello scalo di Cagliari/Elmas |
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| Massimo Cellino e Valter Piscedda |
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| Vito Riggio, commissario Enac |
Talvolta seguire intricate vicende attraverso pochi articoli sulla carta stampata o qualche servizio al telegiornale, non ci consegna la reale chiave di lettura per una comprensione obiettiva. Anzi il più delle volte i fatti che ci “raccontano” i giornalisti creano confusione e ci impediscono di capire. Un po' per convenienza politica, un po' perchè gli spazi sono sempre troppo pochi per analizzare nel particolare documenti, delibere, opinioni e testimonianze. Questa introduzione non so se calzi a pennello per la vicenda del Piano di Sviluppo Aeroportuale (PSA) della SO.G.AER. per l'aeroporto Mario Mameli di Elmas. Per quanto mi riguarda, però, la giornata trascorsa nel comune masese, coi membri del comitato cittadino che si è costituito per scongiurare l'avanzare del sedime aeroportuale verso il loro paese, ha cambiato il mio approccio verso l'argomento, nonostante fossi comunque già contrario al Master Plan presentato dai gestori dello scalo. La loro apprensione per avere aerei in manovra a soli 200 metri dalle finestre di casa è diventata anche la mia. La loro preoccupazione per gli ulteriori squilibri ambientali, in un territorio già penalizzato dagli scarichi degli aerei, dalla presenza di un inceneritore per rifiuti speciali, dalla vicinanza della statale 130 e della ferrovia, è diventata anche la mia preoccupazione. Il fatto ,poi, che alla maggior parte dei cittadini sardi, il potenziamento dello scalo di Elmas non possa che far piacere, complica l'azione del comitato soprattutto al di fuori del loro paese. L'opinione che mi son fatto è che il progetto possa essere ricondotto ad una misura di maggiore sostenibilità, sia economica che ambientale. La conferma di questo viene direttamente dalle parole del commissario dell'Enac, Vito Riggio. Intervistato dall'Unione Sarda il 9 maggio 2013 dice:”L'aeroporto di Cagliari è sovradimensionato rispetto alle attuali esigenze”. Incalzato dal giornalista sul fatto che lo stesso scalo fosse interessato da un ampliamento, nei terreni già di proprietà del Cagliari Calcio su cui sarebbe dovuto sorgere il nuovo stadio di Santa Caterina, il commissario replica:”Per questioni di sicurezza lo stadio non potrà mai sorgere su quei terreni”. La zona interessata è quella appunto di Santa Caterina (15 ettari circa), una zona che sia l'Unione europea (zona SIC), sia la Regione Sardegna hanno ritenuto meritevole di vincoli di assoluta inedificabilità, per motivi naturalistici e per motivi archeologici. In questo contesto il gestore aeroportuale vorrebbe effettuare una colata di cemento in grande stile, per realizzare piazzali di parcheggio ampi 6,5 ettari. Questo in attesa del potenziale flusso turistico d'elite, generato dagli eventuali investimenti mattonari provenienti dal Quatar e diretti nel sud-ovest della Sardegna. Nonostante l'ex aeroporto militare, circa 200 ettari di estensione, sia già nella disponibilità di Enac e quindi di SO.G.AER dal 2009, anno in cui il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti siglarono l'accordo tecnico che sancì il passaggio dai militari ai civili. Le dimensioni del sedime aeroportuale arriverrebbero a 284 ettari, superando quello napoletano che sopporta traffici decisamente superiori. Perchè non usare questi spazi? Nessuna motivazione ufficiale è stata fornita su questo punto. Nonostante la stessa SO.G.AER abbia già usufruito nel periodo transitorio dei piazzali militari, adeguandoli al traffico civile. Ma la sua forza l'Enac la mostra a ottobre del 2011 con una delibera del suo consiglio d'amministrazione, incrementando la fascia di sicurezza dalla pista di atterraggio, da 500 metri ad 1 km. In questo modo rende i progetti del comune di Elmas e del Cagliari Calcio inattuabili per pericoli legati al volo degli aerei. Ma non solo. Con una semplice delibera di CdA, assoggetta ai cosiddetti “Piani di rischio” circa 40.000 ettari in tutta Italia, corrispondenti a 400.000 metri quadrati di territorio nei pressi degli aeroporti, senza richiedere nessun parere agli uffici preposti al controllo di atti riguardanti importanti programmazioni come quella in questione. Al solo comune di Elmas vengono "sottratti" ulteriori 200 ettari. Una parte di questi sono i famosi 15 ettari di Santa Caterina. Il senso della delibera non è di difficile comprensione. Col PSA di SO.G.AER. i terreni in questione rientrerebbero nel sedime dell'aeroporto. Se, fuori dal sedime aeroportuale, per questioni di sicurezza stadio e residenze non potrebbero sorgere, negli stessi terreni, ma all'interno del sedime, i problemi non sussisterebbero. Cosa significa? I vincoli valgono per i comuni ma non per le società di gestione, che sarebbero libere di edificare alberghi e centri commerciali, sorvolando su leggi, piani urbanistici, piano paesaggistico e tutta la burocrazia a cui sono soggetti i comuni mortali. Lo stesso Riggio conferma questa ipotesi rispondendo ad un giornalista dell'Unione il 7 ottobre 2010: “Non ci sarebbe niente di strano, in tutti gli scali d'Italia i ricavi si basano su hotel e parcheggi realizzati dalle società di gestione”. Questa è una realtà a Pescara, ad esempio, dove a meno di 500 metri dalla pista ci sono ben 4 centri commerciali frequentati da migliaia di persone, ma l'Enac non si preoccupa che possa caderli un velivolo addosso. Circostanza che invece preoccupa l'ente per i tifosi del Cagliari che sarebbero dovuti entrare nello stadio di Santa Caterina, tanto da bloccare la sua realizzazione, nonostante avesse già superato i pareri, forse troppo frettolosi, necessari per permetterne la costruzione. Sicurezza o convenienza? Lo stadio probabilmente non sorgerà mai. C'è anche la probabilità che Cellino abbia fatto la proposta semplicemente per far lievitare i prezzi dei terreni e trarne vantaggio in sede di esproprio. Il Tar del Lazio, nel ricorso presentato dalla SO.G.AER. contro la variante al Puc di Elmas, approvata dal consiglio comunale, proprio per permettere la realizzazione dello stadio, si esprimerà a febbraio 2014. Nel frattempo il gestore dello scalo ha ottenuto una piccola sospensiva su questioni marginali. Di fatto la variante è quindi valida. Il comune di Elmas sembra anche che sia riuscito ad allentare la tensione nei rapporti col Cagliari Calcio, la richiesta danni fatta a suo tempo dalla società per la mancata realizzazione della convenzione (circa 20 milioni di euro), è infatti decaduta ed è ripartita la collaborazione. Gli oneri maggiori sono sempre e comunque a carico dei cittadini, che in questo caso pagheranno gli espropri, attraverso le casse statali e subiranno le conseguenze di un'aeroporto sempre più vicino e sempre più grande, in barba a tutte le favole sulla sicurezza.
(Leggi-Al tar vince il comune di Elmas)
(Leggi-Cellino ricorre al Tar)
(Leggi-Ok al Piano di rischio, stadio più lontano)
(Leggi-La Procura indaga sullo stadio)
Di seguito un'intervista al sindaco di Elmas Valter Piscedda.
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| Valter Piscedda, sindaco di Elmas dal maggio del 2006. |
In
cosa consiste il progetto di espansione aeroportuale proposto da
Sogaer e a quanto ammonta l'investimento?
Stando
a quanto visionabile nel sito dell’Enac, si tratta di un
investimento di circa 20 milioni di euro, diluiti nel tempo, che
prevedono innanzitutto la realizzazione nel brevissimo periodo di un
parcheggio per aeromobili cosiddetti di aviazione generale, ovvero
aerei privati, quelli dei vip, diversi da quelli di aviazione
commerciale ai quali noi siamo abituati.
Questo
parcheggio dovrebbe occupare circa 15 ettari per realizzare circa 30
stalli.
In
seguito poi sono previsti riposizionamenti di uffici ed attività
varie, con la realizzazione anche di nuove strutture, tra cui hangar,
officine, distributori di carburante avio, per arrivare infine alla
realizzazione di nuovi parcheggi per aviazione commerciale.
I
cittadini del suo comune come vivono questa situazione? E' nata
qualche forma di sostegno o di rifiuto al progetto in questione?
Nessuna
contrarietà di principio sul progetto di espansione dell’aeroporto,
il problema è solo che non si vuole che esso si espanda in direzione
del centro abitato del paese, tutto qui.
Per
sostenere questa posizione è nato un comitato spontaneo di
cittadini, al quale si aggiunge anche l’attività dei partiti
politici e di diverse altre realtà, quali le associazioni dei
consumatori.
I
terreni in cui l'espansione dovrebbe avvenire hanno valore
paesaggistico o archeologico? Quale è l'estensione del progetto?
Quale sarebbe la distanza effettiva dei confini aeroportuali dalle
prime case?
Stiamo
parlando di circa 15 ettari di territorio pregiato, di grande valenza
archeologica e paesaggistica. Per capirci siamo a ridosso di un’area Sic, quella lagunare, protetta anche dal trattato di Ramsar. Sono
presenti specie di avifauna assolutamente rare, che vanno
salvaguardate e protette.
L’area
ha anche rilevanza archeologica e architettonica, e per questo
infatti è stata oggetto di copianificazione in Regione con il
ministero per i beni culturali.
Questa
espansione avvicinerebbe di ulteriori 200 metri l’aeroporto al
paese, ma ciò che è più grave è che avremo i parcheggi degli
aerei a 100 metri di distanza dalla chiesetta di Santa Caterina, bene
archeologico protetto.
Nella
contesa tra Enac e Cagliari Calcio, la prima, per fare in modo di
bloccare la potenziale costruzione dello stadio da parte della
società di Massimo Cellino, ha raddoppiato da 500 a 1000 metri la
lunghezza della fascia di sicurezza aerea. Cosa comporta questo per
il territorio del comune di Elmas e per i suoi cittadini?
Che
praticamente mezzo paese è stato messo sotto tutela dall’Enac, una
cosa assurda.
Dovremo
chiedere il permesso all’Enac anche per mettere un semplice
pannello fotovoltaico.
Quale
è l'alternativa, se esiste, proposta dalla vostra amministrazione in
rappresentanza dei diritti dei cittadini masesi?
Diciamo
innanzitutto che l’onere di studiare le alternative, spetta per
legge a chi presenta i piani di espansione, quindi in questo caso
all’Enac ed alla Sogaer, ma giusto per non essere fiscali, noi
pensiamo che una valida alternativa sarebbe quella di espandersi
verso l’ormai ex aeroporto militare, esteso circa 160 ettari.
Le
procedure amministrative che riguardano gli espropri hanno comportato
il trasloco di qualche abitante? A che punto sono? E la procedura di
V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale) richiesta dalla Regione è
stata effettivamente superata?
Gli
unici cittadini che hanno subito un danno immediato sono le 5
famiglie di lavoratori dell’Enac di stanza all’aerporto, che
paradossalmente sono stati puniti dalla loro stessa azienda. Sono
stati tutti già fatti sloggiare. Io avevo proposto una
delocalizzazione, dichiarando la disponibilità del Comune ad
incentivarla, ma la Sogaer e l’Enac se ne sono praticamente
fregati.
Per
quanto riguarda le procedure obbligatorie previste dalla legge,
l’Enac ha di recente ottenuto l’approvazione da parte del
ministero dell’ambiente della valutazione di impatto ambientale,
anche se non sono ancora in possesso del decreto. Il passo successivo
è la cosiddetta valutazione di compatibilità urbanistica, che
appunto è stata appena attivata.
Come
vede la recente costituzione di un'apposita authority a livello
parlamentare che si occupa dei problemi dei comuni aeroportuali come
Elmas? In che modo potrà influire?
Io
spero che pian piano possa mettere fine allo strapotere dell’Enac
nei confronti delle autonomie locali, e ridare a queste ultime il
diritto costituzionalmente garantito di governare i propri processi
di crescita e di sviluppo.
L’authority
sui trasporti sarà il nostro nuovo interlocutore in questa difficile
battaglia, e stiamo predisponendo un apposito dossier che riassuma
tutta la querelle.
E
anche l’Ancai, l’associazione nazionale dei comuni aeroportuali,
di cui io sono vicepresidente nazionale, stà continuando ad operare
nella stessa nostra direzione, con il coinvolgimento di tutte le
forze politiche ed in particolare per l’Anci.
I
contrasti tra Sogaer e comune di Elmas nell'ambito dell'espansione
dell'aeroporto, quanto hanno influito nel mancato rinnovo della
convenzione per la gestione dei parcheggi che potrebbe costare
diverse buste paga masesi, così come prospettato di recente
dall'Unione Sarda?
Ufficialmente
tra le due cose non c’è nessun nesso, ma tutti pensiamo che si
tratti di un dispettuccio di bassa lega fatto dalla Sogaer nei nostri
confronti.
Peccato
che a subire questo dispetto non sia ne io ne la mia Amministrazione,
ma le otto famiglie degli ausiliari della sosta aeroportuale che
rimarranno senza lavoro.
Se
non fosse per la professionalità di questi operatori, che affiancano
i nostri vigili urbani, l’aeroporto sarebbe una giungla senza
regole, e ne sono consapevolissimi sia la Sogaer che l’Enac.
Spero
che facciano prevalere la ragione sull’emotività.
Quale
sarà la futura mossa della sua Giunta in quest'ambito?
Ripeto
che non si tratta di dipendenti comunali ma di dipendenti di una
ditta privata, quindi ciò che possiamo fare noi è solo perorarne la
causa e spingere la Sogaer e l’Enac a valutare i risvolti
occupazionali e sociali del perseguimento della volontà di non
rinnovare quella convenzione.
Abbiamo
già scritto due lettere in questa direzione, siamo ora in attesa di
ricevere le risposte che ci attendiamo.
Foto 1.
Zone di tutela.
Foto.2
Foto aerea. Abitato di Elmas sulla sinistra, al centro la zona di Santa Caterina col complesso archeologico, in basso il sedime aeroportuale e sulla destra le ex ferriere.
Foto. 3
Massimo Cellino e Valter Piscedda.
Foto. 3
Progetto stadio Santa Caterina.
Foto. 4
Vito Riggio, commissario Enac.
mercoledì 21 agosto 2013
COMITATO CTM A SESTU: "IL COMUNE TRATTI CON LA REGIONE PER LA LINEA URBANA".
Il 7 giugno
2013 L’Unione Sarda ha titolato:“Ctm: pronti i bus per Sestu, stop della
Regione”. Questo ha rappresentato l’estratto più importante, del lungo
intervento che il Direttore Generale del Ctm dottor Ezio Castagna, ha fatto il
giorno prima 6 giugno durante il convegno organizzato dal comitato civico “Ctm
a Sestu” nell’aula consiliare del nostro
comune. Il comitato è impegnato da qualche mese in una raccolta firme (già
raggiunto il migliaio), che serviranno da supporto ad una petizione da
presentare all'amministrazione comunale, per chiedere un impegno istituzionale
maggiore sul fronte della mobilità sostenibile ed in particolare nell'ambito
del trasporto pubblico locale, magari chiedendo in regione l'apertura delle
linee al Ctm. All’incontro, oltre al dottor Castagna, hanno partecipato il vice
sindaco Sergio Cardia, il sindaco di Elmas Valter Piscedda, l’assessore alla
mobilità del comune di Monserrato, dottor Sartini. Durante l'evolversi del
dibattito, ha preso parola anche il sindaco di Sestu, Aldo Pili. Assente per
motivi istituzionali, quindi giustificato,
Michele Cossa, vice presidente del Consiglio Regionale. Assente ingiustificato
Giovanni Caria Presidente dell’Arst, azienda regionale di trasporto pubblico.
Nonostante la presenza fosse stata confermata dalla segreteria, tramite la
dottoressa Mameli, l’azienda controllata dalla regione ha preferito non
presentarsi. Il sindaco di Elmas si è soffermato su questo aspetto in maniera
netta e decisa “Grave scortesia l’assenza di Arst. Un’azienda mantenuta con i
soldi dei contribuenti, non dovrebbe mai sottrarsi al confronto, soprattutto,
quando l’invito arrivi da un comitato cittadino che affronta tematiche di
interesse collettivo”. Duro anche sull’assenza dell’amministrazione regionale.
Secondo Piscedda, nonostante Michele Cossa fosse assente giustificato,
l’assenza dell’amministrazione è stata comunque pesante, segno di uno scarso
interesse verso la proposta. Partendo dal titolo dell’Unione Sarda, non si può
non dare ragione a Valter Piscedda. Il DG di Ctm è intervenuto in maniera
plateale sul servizio di trasporto pubblico che interessa il comune di Sestu,
puntando chiaramente il dito sulla Regione Sardegna, sottolineando le
responsabilità e la competenza legislativa in fatto di trasporti pubblici.
Grave anche il ritardo sull'elaborazione del piano regionale dei trasporti.
Nonostante il Ctm sia una S.p.A. a totale capitale pubblico con tre soci
(Cagliari 67,5%, Quartu 7,5% e Provincia di Cagliari 25%), a disposizione del
mercato, quindi a disposizione potenzialmente anche di un finanziamento diretto da parte dei comuni
interessati (Sestu, Elmas e Monserrato in questo caso), le tratte vengono
autorizzate dalla Regione, in virtù del fatto che l'amministrazione eroga un
contributo sulla base dei km percorsi
(detto bus km), di circa 2,4 euro a km appunto, ma che varia anche in base alla
velocità media sostenuta. La linea proposta dal Ctm, detta “direttissima”,
sarebbe di carattere “urbano”, cioè la peculiarità che manca al servizio di
Sestu, in quanto quello svolto dall’Arst ha carattere “extraurbano”, comunque
essenziale, ma non completo per le esigenze attuali del territorio sestese, con
una popolazione nettamente superiore rispetto a quindici anni fa e con una
molteplicità di attività produttive, che non ha probabilmente eguali nell’area
vasta. La proposta del Comitato punta infatti ad ottenere un rafforzamento
dell’offerta, tramite l’integrazione del servizio di Ctm, non sostituendo
quello esistente garantito dall'Arst. Già i comuni limitrofi, come ad esempio
Elmas e Monserrato, godono del servizio di entrambe le aziende. Perché non
anche il nostro? Novità importantissima per le prospettive di mobilità dei
cittadini di Sestu, sarebbe rappresentata dal collegamento con Elmas, oggi
assente, avvicinandoci all’aeroporto e
alla ferrovia che si snoda lungo la fascia della statale 130. Si potrebbe finalmente
decidere di lasciare la macchina parcheggiata sotto casa quando si deve partire
in aereo e si potrebbe tentare di intercettare parte del traffico turistico che
si serve dello scalo aeroportuale. Senza contare che i sestesi potrebbero
finalmente raggiungere l'ufficio Inps e l'ufficio del lavoro usando i mezzi
pubblici, intercettando la linea 9 che passa ad Elmas e sale verso Assemini. Il
valore “urbano” della linea, ci garantirebbe ovviamente le fermate lungo le
arterie del nostro comune. E' importante tenere presente che nel bilancio di Ctm
finiscono trenta milioni dalle casse della regione e quaranta in quelle
dell’Arst. L’ipotetica linea sestese “correrà” per circa 120 mila km annui e
varrà di conseguenza circa 280 mila euro di bus km per il Ctm. L’incidenza sul
bilancio regionale è decisamente bassa, visto il livello di contribuzione di
cui godono entrambe le aziende. Per fare un esempio ancora più significativo,
basta pensare che il Ctm percorre 13 milioni di km e serve 35 milioni di
passeggeri in un anno, usando una flotta che a quanto pare è la più nuova
d’Europa con i suoi tre anni di vita. Perché la Regione ci tiene fuori da
questo circuito, o meglio perché la Regione non riconosce per Sestu anche la
linea urbana? Perché (questa viene detta la domanda per antonomasia!) non si
innescano le dinamiche che favoriscono lo sviluppo del trasporto pubblico
locale? Il vice sindaco Cardia si è schierato dalla parte del Comitato. Il suo
intervento è stato esaustivo e consapevole delle criticità che vive il servizio
di trasporto pubblico di Sestu. “Al paese manca la linea urbana. Basta con i
tentennamenti ed i ripensamenti, questo ci consegna lo stesso servizio di
trent’anni fa” e continua “non si tratta solo di abbassare le frequenze,
bisogna aprire subito un tavolo tecnico, i documenti che riguardano la mobilità
son stati già sottoscritti dal patto dei sindaci durante la stesura del piano
strategico, resta solo da applicare ciò che si è scritto, ma oggi di fatto il
comune di Sestu resta fuori dai giochi”. Il sindaco Pili col suo intervento ha
invece deciso di non abbracciare la proposta del comitato, rimanendo stabile
sul fatto che sia sufficiente la presenza di Arst. Il fatto che Elmas, Assemini
e Decimo siano servite da Ctm è frutto di favori di amici in regione. Pochi
giorni dopo il convegno il sindaco ha tra l'altro incontrato proprio i vertici
di Arst, per chiudere il cerchio sul discorso della navetta verso la fermata
metro del policlinico e sul potenziamento del servizio verso Cagliari, così
come rappresentato dal Direttore Generale dell'azienda regionale Poledrini,
durante il convegno di maggio dei Riformatori. Il comitato è riuscito però a
strappare una promessa a Pili, grazie anche alle pressioni del sindaco masese
Piscedda. Verrà inviata in Regione una richiesta di incontro congiunto Sestu-Elmas,
per discutere di mobilità e anche del possibile ingresso del Ctm a Sestu. Oltre
a questo impegno però, i cittadini che hanno deciso di sottoscrivere la
petizione “Ctm a Sestu”, che a breve sarà depositata in comune, chiedono un
maggiore impiego di risorse regionali ed il riconoscimento della linea urbana,
senza per questo essere privati del servizio Arst. Il futuro della mobilità, è
auspicabile che sia nel segno della sostenibilità, ogni giorno su Cagliari si
riversano 176 mila macchine con una media di 1,2 passeggeri. Questi dati non
hanno di certo un carattere di sostenibilità e per migliorare ci deve essere
anche la volontà di utilizzare i mezzi pubblici, dopo che si chiede di
istituire linee più efficienti. L'iter per la costituzione di un'azienda
pubblica unica con un troncone urbano ed uno extraurbano, potrebbe
rappresentare una grande occasione per snellire gli apparati amministrativi e
risparmiare diversi milioni e sarà probabilmente il percorso che ci verrà
chiesto di seguire dall'Unione Europea. La Sardegna ovviamente si prenderà i
suoi soliti tempi burocratici da pachiderma. I vertici di Arst e Ctm sono
decisi dalla politica. Per Arst la competenza è della Giunta Regionale, che di
recente (2010) ha portato da tre a cinque il numero dei consiglieri
d'amministrazione (i due aggiunti sono ex consiglieri regionali, uno del Psd'Az
e uno dei Riformatori) e ha aumentato gli stipendi dei suoi membri
rapportandoli, per il presidente a quello di un direttore generale di ente
regionale con 20 anni di anzianità (150-170 mila euro), per i consiglieri al
50% di quelli del presidente. Nel Ctm le nomine spettano in base alle quote di
capitale, così Cagliari mette 3 consiglieri e il presidente, Quartu e la
Provincia un consigliere. L'auspicio è che gli interessi personali o di partito
vengano una volta per tutte messi in soffitta e vengano invece rispolverati i
cari interessi delle comunità.
giovedì 18 luglio 2013
La compagnia delle opere o l'Armata Brancaleone?
Tornano alla ribalta le "grandi opere" della giunta Pili. Come al solito, però, si affrontano i problemi curando il sintomo e non la causa. Un'accurata progettazione attraverso la stesura del piano del traffico, seguendo i dettami dei documenti sottoscritti anche dal nostro comune in sede di area vasta, attraverso il piano della mobilità contenuto nel Piano Strategico Intercomunale, sarebbe stato un passo auspicabile che la nostra amministrazione avrebbe dovuto fare domani mattina. Invece ieri sera si è deciso di fare l'ennesimo passo indietro a discapito della Piazza Pertini. Le sue dimensioni verranno drasticamente ridotte, col favore anche di buona parte della popolazione probabilmente, che chiede più sicurezza e più fluidità veicolare. Durante la settimana della mobilità che di recente proprio l'amministrazione guidata da Pili ha organizzato, sembrava che il professor Italo Meloni fosse stato effettivamente incaricato di preparare un piano organico di gestione del traffico. A quanto pare è stato solo fumo negli occhi?
Di seguito quello che scrissi sull'argomento tre anni fa.
(Articolo pubblicato il 04/09/2010 su L'Occhio del Cittadino OnLine).
Il dado è tratto. Il 3 agosto 2010 alle ore 12,40 la Giunta comunale si è riunita e ha deliberato il primo atto per la costruzione della rotonda tra via Monserrato, via Tripoli e via Bologna, decretando di fatto la cancellazione della piazzetta intitolata allo storico presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Il traffico sarà piu sicuro e la viabilità più scorrevole secondo il Sindaco Aldo Pili. Un punto nevralgico e pericoloso lo snodo all'ingresso del paese dopo la Cooperativa Dedalo, davanti alla via Bologna. 100 mila euro di spesa per realizzare la rotonda progettata dall'ingegner Cabiddu di Villanova Strisaili. A lasciare un po' perplessi sono però le dichiarazioni del primo cittadino sestese, quando gli viene chiesto che fine faranno gli alberi. “Lo spazio verde -ha dichiarato- sarà fruibile al centro della rotonda”. Certo, è davvero impensabile immaginare la rotonda piena di bambini che giocano a palla e corrono respirando l'aria pura del paese. Stupisce e incuriosisce anche l'aspetto a carattere d'urgenza dell'opera, che invece denota scarsa lungimiranza e carenza di programmazione in materia di viabilità, impiegando risorse per tamponare delle falle e non per affrontare il problema del traffico in maniera organica. Durante la campagna elettorale per le amministrative di maggio il centro sinistra capeggiato da Aldo Pili, puntò sulle opere pubbliche realizzate e da realizzare. "Sono state recuperate e abbellite tutte le piazze del paese negli ultimi cinque anni di legislatura" affermava Pili. Bene, dopo i 5 anni trascorsi a migliorare e abbellire tutte le piazze del paese, arrivano i 5 anni per eliminarle.
Fabio Usala
martedì 5 marzo 2013
ULTIMO TRENO PER LA ZONA FRANCA FISCALE IN SARDEGNA.
(Dal numero 1/2 Gennaio-Febbraio 2013 de L'Occhio del cittadino, mensile di informazione sestese)
Il
7 febbraio del 2012 la Giunta Regionale guidata da Ugo Cappellacci ha
deliberato per “l’attivazione di un regime doganale di zona
franca esteso a tutto il territorio regionale con perimetrazione
coincidente con i confini naturali dell’Isola di Sardegna e delle
sue isole minori”. Questo basterebbe a fare entrare nella storia di
tutti i sardi questa data. Ma i motivi per essere ricordata diventano
addirittura due, perché il Presidente della Regione e la sua
maggioranza, che ricordiamolo è formata anche dal Partito Sardo
d’Azione e dal partito dei Riformatori Sardi, hanno dimenticato di
raccontare la verità sul processo di partecipazione dal basso che ha
portato a quella delibera e perdipiù hanno deciso di non invitare il
vero protagonista degli eventi alla conferenza stampa che annunciava
il fatto e cioè il popolo sardo. Ancora una volta la politica
avrebbe voluto i meriti di una cosa che neanche ha mai dimostrato di
voler fare. L’incontro svoltosi a Sestu venerdì 8 febbraio
organizzato dal Movimento Artigiani e Commercianti Liberi, ha dato
una perfetta spiegazione dei fatti, svelando i soliti retroscena
della politica arrivista guidata da Roma, sostenuta purtroppo anche
da partiti che sfoggiano la loro sardità in Consiglio regionale come
i riformatori e i sardisti appunto. All’incontro, moderato da
Gianluca Argiolas, hanno partecipato l’avvocato Francesco Scifo, la
dottoressa Maria Rosaria Randaccio, dirigente in pensione
dell’Intendenza di Finanza, Giuseppe Marini e Giuseppe Carboni,
capolista alla camera nella lista Soberania. Durante il convegno è
stato sottolineato in maniera decisa come il Movimento Artigiani e
Commercianti Liberi abbia a Sestu il suo nucleo più forte e la sua
sede. Tre sestesi poi, Sandro Piga, Benedetto Soru e Carletto Ledda
sono tra i firmatari della diffida inviata dall'avvocato Scifo alla
Regione, all'Autorità Portuale di Cagliari e al Comune di Cagliari,
per la parte di loro competenza, a causa della carenza negli atti
amministrativi che servirebbero ad avviare l'attivazione della zona
franca causando un grave danno economico alla Sardegna (fra gli oltre
duecento comuni che hanno deliberato in attesa dei dovuti atti da
parte della Regione sarda, capolista Portoscuso, non figura il comune
di Cagliari, mentre il comune di Sestu con la delibera 74 del 24
novembre 2011 ha manifestato la sua volontà a favore
dell'istituzione dell'extra-territorialità doganale). E' importante
sottolineare, e questo è stato fatto benissimo da Giuseppe Carboni e
Giuseppe Marini durante il convegno, che la Regione sia stata
costretta a manifestare la volontà di istituire la zona franca
presso l'Unione Europea, da un blitz dei commercianti, unico nella
storia della Sardegna, nell'ufficio di presidenza presieduto da
Cappellacci, perchè già da tempo rifiutava di riceverli. L'ennesimo
rifiuto all'incontro promesso al Movimento, ha costretto un cambio di
strategia. L'ufficio è stato occupato e alcune persone hanno
addirittura passato la notte al suo interno, fino a che non si è
giunti all'incontro col Presidente. E' stato stilato un documento,
che a giorni dovrebbe essere inviato a Bruxelles per fare in modo che
la Sardegna venga inserita tra le zone franche del regolamento
doganale europeo. “Se Cappellacci dovesse mancare anche stavolta
all'appuntamento con la storia” sottolinea Carboni “ci prenderemo
comunque quello che ci spetta”. Tutto questo deve avvenire per
forza entro il termine perentorio del 24 giugno 2013, data in cui la
legge europea supererà l'articolo 87 della costituzione come
competenza, articolo che stabilisce il diritto della Sardegna ad
essere zona franca fiscale, così come la legge costituzionale 26
febbraio 1948 che ha approvato lo statuto speciale per la Sardegna e
l'importante decreto legislativo numero 75 del 1998, che raccoglie le
norme di attuazione per l'istituzione di zone franche nei porti di
Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in
tutti gli altri porti o aree a loro funzionalmente collegati. Da
questo si evince che la latitanza della politica ad un fondamento per
lo sviluppo della nostra terra è ormai pluridecennale, dal 1948,
anno in cui nel nostro statuto venne scritto che avere la zona franca
era ed è un nostro diritto. Latitanza verso semplici atti
amministrativi per affermare cose già scritte da tempo. Si evince
anche che la forza del popolo attraverso i movimenti ed attraverso la
spinta delle amministrazioni comunali, le istituzioni più vicine ai
cittadini, sia stata la vera promotrice di questa, si spera, svolta
epocale. Il popolo sardo sarà protagonista del suo cambiamento e non
i partiti, che rappresentano una caricatura della realtà. Anzi, la
vera guerra sarà da combattere dopo che la zona franca sarà
eventualmente istituita. Il suo controllo sarà affidato ad una
commissione, dalla quale a quanto pare si vorrebbe già escludere la
rappresentanza popolare. Il Movimento si sta battendo da subito per
fare in modo che un suo rappresentante venga inserito. L'intervento
della dottoressa Randaccio ha fatto un lungo escursus, sul percorso
che da oltre un anno la vede impegnata per fare in modo che la zona
franca diventi una realtà concreta. I cittadini intervenuti numerosi
nell'aula consiliare di via Scipione, hanno riconosciuto l'impegno
della dottoressa sottolineandolo più volte con lunghi applausi e
tanto calore nei suoi confronti alla fine del convegno. La dottoressa
ha inoltre illustrato alcuni dei vantaggi che la zona franca
porterebbe al territorio isolano: dalla diminuzione o completa
eliminazione di imposte come l'iva, alla riduzione delle accise sul
carburante, con ricadute evidenti sui consumi e sull'occupazione,
parlando dell'esempio delle città italiane di Livigno e Campione
d'Italia, le uniche zone franche italiane inserite nel regolamento
doganale europeo. La Sardegna potrebbe potenzialmente divenire la
meta più ambita di molti investitori nel Mediterraneo. La tutela
per i sardi verrebbe dal fatto che le società dovranno essere
partecipate da almeno un sardo che dovrebbe detenere non meno del 51
per cento della proprietà. Importante per rovesciare il nostro
status di sottoposti sempre e comunque.
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